A Tempo debito

Pubblicato: 4 febbraio 2014 in Articoli

Fiumi d’inchiostro. Libri interi dedicati. Solo per lui.

Mai un cenno. Mai una parola.

Fino ad oggi.

Una voce per silenziosi lettori delle sue gesta.

Non rimane che ascoltare.

È difficile riuscire sempre a descriverla in modo chiaro senza cadere nelle solite frasi fatte, vuole provare lei a dirci chi è e come preferisce vedersi?

D’accordo. Tutti parlano di me, ma nessuno che mi conosca davvero. Ognuno è legato a me, ma s’illude di poterne fare a meno. Non credo di esagerare o di peccare di superbia se affermo di essere indispensabile. Regolo la vita degli uomini. A me non si possono voltare le spalle. Sono invisibile ma sempre presente. In ogni frazione di me stesso. Come mi definisco? Il giustiziere della storia.

Non le sembra di esagerare?

Al contrario. Sono semplicemente realista. Mai nascondersi dietro al tabù dell’egocentrismo. Lei ha chiesto il mio punto di vista, non vedo risposte alternative. Sono e sarò sempre il giustiziere della storia.

Si spieghi meglio allora. Non crede di doverci qualche spiegazione?

Tengo subito a precisare che per giustiziere della storia non intendo presentarmi come il paladino del trionfo della giustizia sempre e in ogni caso, anzi molte questioni rimangono tuttora irrisolte, ma sono in grado di offrire sempre un’occasione. Insomma, non voglio passare per quello al quale affidarsi ciecamente nella risoluzione dei problemi dell’umanità, ma piuttosto per un amico, un alleato su cui contare nel momento del bisogno, capace di creare le condizioni per cambiare. Un’occasione di riscatto, dicevo, la offro sempre. Tocca poi a voi saperla sfruttare.

 Il confine che lei pone tra l’adagiarsi passivamente e il rendersi partecipi attivamente è molto sottile, non ritiene che la sua sia una posizione ambigua ? Non c’è il rischio reale che con la scusa del “ma sì, prima o poi cambierà”, il suo ruolo assuma un peso troppo determinante escludendo a priori la possibilità che l’uomo sia capace  di agire prescindendo dal suo diretto intervento?

Vede, voglio sottolineare proprio questo: l’uomo non deve contare solo su di me, non deve credere che io basti a rendere tutto migliore. Deve tenere presente che invece dipende tutto da lui. È l’uomo che deve cominciare, senza forzare il mio intervento, a credere di avere le potenzialità di cambiare le cose che non vanno. Sarebbe negativo se pensasse che io da solo riesco a fare il lavoro di tutti. Il mio ruolo è decisivo, ma entra in gioco esclusivamente in un secondo momento. Quando serve una spalla su cui appoggiarsi, non un traino. Sono convinto che ci siano problemi che non possono limitarsi al mio intervento dall’alto, ma che richiedono un impegno generale di tutti per un miglioramento vero, nel quale anch’io avrei una parte. Non certo, però, quella del protagonista. Mi riferisco in proposito a tutti quei contrasti che nascono da motivazioni lontane dal semplice sentimentalismo, quelle radicali contrapposizioni ideologiche che rischiano sempre di degenerare in vere e proprie battaglie, non sempre limitate al piano verbale.

Se va per un attimo indietro con la memoria, c’è un momento che ricorda con particolare amarezza nel quale non è stato in grado di dare una mano in modo efficace?

Sì, purtroppo ce ne sono molti. In particolare mi rattrista pensare ad una specifica situazione che ancora oggi, nonostante i miei continui sforzi, sembra non essere affatto migliorata. Sto parlando del rapporto tra individui divisi da un’idea. Può sembrare paradossale, ma si è arrivati a un punto in cui sono obbligato a fermarmi per riflettere, mentre la natura m’impone di tirare dritto senza voltarmi indietro. Non mi sento così colpevole di un risultato indipendente da me, ma credo fermamente di aver perso la mia funzione principale di regolatore della storia umana. Niente può sfuggire al mio giudizio e niente è in grado di sottrarsi alla mia invisibile presenza, ma resta il fatto che chiunque può fingere di dimenticarmi e provare ad evitarmi. Non si è ancora capito evidentemente che prima o poi tutti saranno obbligati a confrontarsi con me, anche quelli convinti di poterne fare a meno. Ecco perché un giustiziere. Nel bene o nel male, l’ultima parola spetterà sempre a me.

Non crede allora che sia giunto il momento di farsi sentire con forza proprio da tutti coloro che la sottovalutano? Dalle persone che non la considerano? Vuole dire qualcosa soprattutto a loro?

Vede, prima o poi, tutti i nodi, anche quelli più intricati, sbattono contro il pettine. Come dite voi, è solo questione di Tempo, no ?!

CP

NdA: Quando 20 anni fa … scrivevo all’Università

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