Il presente della memoria: professione giornalista

Pubblicato: 4 febbraio 2014 in Articoli

I quattro incontri sul tema “La storia del giornalismo piemontese”, organizzati con la collaborazione dell’Ordine dei giornalisti  di Piemonte  e Valle d’Aosta, dell’Associazione Stampa Subalpina e del Centro Studi “G.Pestelli” di Torino, tenutisi presso il Circolo della Stampa di Torino dal 5 al 26 giugno con cadenza settimanale, si sono conclusi in un’atmosfera suggestiva, quasi d’altri tempi. In una sala gremita di visi non da copertina, ma di firme certamente da prima pagina, sono state consegnate le targhe d’argento del Consiglio interregionale dell’Ordine dei Giornalisti Piemonte  e Valle d’Aosta ai giornalisti professionisti e pubblicisti che hanno dedicato una vita al giornalismo, con oltre quarant’anni di iscrizione all’Albo.

“Siamo forse la corporazione più unita – ha esordito Giovanni Trovati, presidente dell’Ordine dei Giornalisti Piemonte e Valle d’Aosta – e lo dimostra la presenza di tanti amici, colleghi di vecchia data”. Sono stati proprio loro i veri protagonisti di questo ciclo di incontri, reso ancor più interessante dalla formula azzeccata di una breve introduzione nozionistica affidata al prof. Mario Grandinetti, segretario del “Centro Studi sul Giornalismo “G.Pestelli”, seguita da una seconda parte più ampia dedicata alle testimonianze dirette, quelle di chi, la storia del giornalismo piemontese, l’ha scritta in prima persona.

Seguendo l’ordine cronologico dei fatti, si è partiti dal periodo che va dallo Statuto Albertino del 1848 al ventennio fascista, dal momento in cui, cioè, “ad un incentivo di democratizzazione – ha spiegato la prof. Renata Allio, docente di Storia economica – corrispose la crescita e la diffusione di giornali nuovi”, tra cui ad esempio “La Gazzetta del Popolo”, “La Gazzetta di Torino” e “La Gazzetta Piemontese” divenuta poi “La Stampa”, fino agli anni che segnarono, dopo le leggi fascistissime del 1926, un vero tracollo delle pubblicazioni. “In questa prima fase – ha aggiunto la prof. Patrizia Audenino dell’Istituto Storico “G.Salvemini” – nasce e si sviluppa, contemporaneamente all’ingresso delle masse sulla scena politica, la stampa operaia e democratica”, come rivendicazione di diritti politici e autoespressione dei ceti subalterni, in contrapposizione prima alla stampa liberale borghese e poi al regime dittatoriale. “Gli anni del secondo dopoguerra – ha raccontato Grandinetti ad apertura della seconda serata -rividero il fiorire di nuove testate”, ancora durante gli anni della liberazione solo a Torino sorsero cinque nuovi giornali stampati in clandestinità e legati al C.L.N (L’opinione, Giustizia e Libertà, Il Popolo Nuovo, l’Avanti e l’Unità). E proprio in relazione a questi anni di euforia editoriale che corrispondono i ricordi più vivi e si susseguono le testimonianze dirette. “Ricordo i primi passi nella redazione de “Il Popolo Nuovo” – ha detto Anna Rosa Gallesio – un giornale di ispirazione cattolica, ma di grande sostegno al movimento dei lavoratori e alla battaglia per il voto alle donne”. “Fui la prima donna ad essere assunta a “La Stampa” dall’indimenticato direttore Giulio De Benedetti che mi diede fiducia dopo un lungo periodo di prova – ha sottolineato con soddisfazione Gabriella Poli.  “Era un periodo in cui ci si avvicinava al giornalismo per caso – hanno ricordato Sergio Devecchi e Gino Apostolo, entrambi agli inizi nella redazione di “Sempre Avanti” e “Mondo Nuovo” – spinti più che altro da una grande passione  per la politica”. “Non eravamo dei veri giornalisti, – ha aggiunto Giovanni Trovati, allora collaboratore di “Giustizia e Libertà” e in seguito de “La Gazzetta del Popolo” – ci si occupava di tutto, dalla stesura di un articolo, alla stampa, alla diffusione anche manuale”. E di questo passo ancora durante il terzo incontro, con le testimonianze Di Giorgio Calcagno, di Claudio Donat-Cattin, Cesare Roccati e Salvatore Tropea, tutti a raccontare l’esperienza diretta in testate scomparse negli ultimi decenni quali “Stampa Sera” e “La Gazzetta del Popolo”.

Da tutti questi interventi, tuttavia, emerge subito un elemento di fondo: la consapevolezza di essersi innamorati di un mestiere cominciato quasi per caso e portato avanti con una dedizione che trascende la semplice passione per la notizia. Si sono oltrepassati senza volere i confini del Piemonte, non è stata raccontata la singola storia del giornalismo della nostra regione, quella si può trovare sulle dispense curate dal prof. Grandinetti e reperibili presso la sede dell’Ordine dei Giornalisti di Torino: la vera protagonista è stata la storia dei giornalisti piemontesi, delle persone che singolarmente hanno contribuito allo sviluppo del giornalismo italiano e che, giustamente, ne sono orgogliose. Ciò che davvero si è voluto mettere in evidenza non sono i dati tecnico-statistici che a lungo andare avrebbero potuto annoiare il pubblico presente, ma i singoli episodi, gli aneddoti, le impressioni a caldo mantenute vive dalla memoria. E così anche durante la serata conclusiva l’interesse maggiore è stato suscitato non dalla consegna delle targhe, quelle finiranno su qualche mobile impolverato a bella vista per pochi intimi, ma ancora una volta dalle parole dei 53 premiati che, in gran parte, sono intervenuti per raccontare altri dettagli curiosi, non perdendo l’occasione di poter rinfrescare la memoria ai più giovani. “Non è più il giornalismo di una volta – ha sentenziato Trovati – i giovani giornalisti si trovano di fronte a mezzi sofisticati ormai dimentichi della poesia d’un tempo“. Una sottile polemica subito attenuata da Giorgio Calcagno de “La Stampa” che ha sottolineato, d’altro canto, la necessità di adeguarsi ai tempi e di poter dimostrare ancora, così facendo, la grande capacità professionale delle vecchie glorie. Peccato che in sala ci fossero ben pochi giovani ad assistere alla premiazione, il confronto tra generazioni diverse sarebbe stato sicuramente più stimolante, o forse, semplicemente, un momento così celebrativo sarebbe stato suggellato meritatamente dalla riconoscente presenza delle nuove generazioni.

CP

NdA Quando 20 anni fa … provavo a fare l’inviato per la Scuola di Giornalismo “Carlo Chiavazza”

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