Gli evangelisti e il cazzeggio

Pubblicato: 7 febbraio 2014 in Articoli

Lunedì, a scuola, abbiamo inaugurato uno spazio nuovo. Un’area relax. Non siamo in Finlandia e neppure in Norvegia, eppure ce l’abbiamo fatta. Uno spazio in cui gli studenti possono semplicemente cazzeggiare senza sentirsi in colpa. Un luogo con divani, pouf, tavoli e sedie all’americana, tavoli e sedie all’italiana, tutto rigorosamente colorato, vivo, accogliente. Mancano ancora alcuni dettagli, qualche poster alle pareti che sanno di fresco, qualche portariviste in posizioni strategiche, il riscaldamento un po’ più alto, ma è solo questione di tempo. Certo, il vero Eden sarebbe anche un angolo-bar per un caffè caldo  o una bella bibita fresca dal vivo, ma per questo dovremo accontentarci delle silenziose macchinette ancora per un po’.
Qualcosa che finalmente sa di scuola europea anche negli arredi, e non solo nel nome e nei programmi. Perché diciamocelo chiaramente: le pareti color puffo degli altri corridoi  sanno un po’ di colonia estiva FIAT anni cinquanta in confronto allo scalone juvarriano che accoglie gli abitanti della nostra scuola in un palazzo settecentesco nel cuore di Torino.

La questione da affrontare, però, è un’altra.
Quella che l’adulto, l’insegnante e l’educatore, pensa possa essere una novità accolta con entusiasmo da umbertini abituati a vivere tra le mura scolastiche 10 ore al giorno, trova già i suoi primi detrattori.
E non sono passati neanche cinque giorni dall’inaugurazione dei nuovi locali.
Questa mattina, durante l’intervallo delle 11, ero di sorveglianza proprio nell’ala nuova.  Fuori pioveva. È da una settimana che piove. Quattro ragazzi, forse del biennio, seduti intorno al tavolo su sedie ergonomiche roteanti e regolabili in altezza.  Colorate e ammortizzate. Una vera manna per chi conosce le sedie delle aule delle scuole italiane, tutte uguali, destinate alla cura forzata della scoliosi. Di colpo, uno dei moschettieri esclama: “wow, mi sento un business man!”
Ecco, penso io, obiettivo raggiunto. Un posto dentro una scuola in cui non ci si sente a scuola, che cambia la prospettiva, che permette di staccare per un momento la spina.
Più in là un gruppetto di fanciulle accomodate quasi con diffidenza su pouf colorati, un compagno (decisamente meno timido) coricato su un divano in segno di resa dopo tre ore di scuola. E poi tanti curiosi di passaggio, che ancora evidentemente credono che sia uno scherzo. Tutto molto strano, tutto molto bello.
Perlomeno fino all’arrivo degli evangelisti. Quello del libro e quello del leone alato. Decisamente contrariati, quasi esterrefatti.
Ma come? Perché un posto che non serve niente?
Evidentemente non era una visita di cortesia la loro, ma un vero e proprio ri-giro di perlustrazione per ri-confermare l’inutilità della novità. Certo di fronte a tale radicale presa di posizione, mi sono leggermente infastidito. Ho provato a buttarla un po’ sulla provocazione ironica. In fondo sono studenti-anziani della scuola gli evangelisti.
Siete vecchi! Ma come? Di fronte ad una novità del genere ragionate come nella scuola di 30 anni fa?
A quel punto, forse, si sono leggermente infastiditi pure loro. E hanno rincarato la dose.
Un investimento inutile, chi vuole che ci venga!
Per esempio gli studenti quando fuori piove? O durante gli intervalli lunghi se non vogliono scendere in cortile? Oppure ancora chi vuole studiare in un ambiente un po’ diverso e più rilassante?
Fermarsi a studiare a scuola? Qui? Relax? Sarebbe meglio spendere per una LIM in ogni classe.
Ma in ogni classe c’è già una TV 32 pollici.
Sì, ma funziona male, e quella dell’anno scorso era ancora peggio.
Ma vi rendete conto della fortuna che avete? Avete mai visto altre scuole torinesi? Cosa offrono come servizio, come risorse?
Il servizio che ci aspettavamo era un altro.
Insomma, un vero ginepraio.
Poi la campanella è suonata. E gli evangelisti sono rientrati alla base.
Che strano intervallo. In due minuti netti, dalle stelle alle stalle.
Non una semplice chiacchierata un po’ accesa.
Più un dialogo tra sordi.
Sì, perché sul momento, sordo lo sono stato anch’io. Non ho colto forse il messaggio. Preso di più dal difendere la mia posizione, mi sono arenato sulla forma e sulla sostanza, senza cogliere il non detto. Quello dietro cui si nasconde, di solito, un codice da decifrare. Un classico degli studenti delusi. Non era poi così difficile da capire, ma la difesa istituzionale ha prevalso.
Come è possibile che gli evangelisti non abbiano apprezzato la novità?
Eppure abitualmente cercano sempre un punto di contatto di fronte a qualsiasi nuova proposta didattica. Hanno intelligenze brillanti. Una capacità critica sviluppata. Sono anche elettori dello Stato italiano!
Perché allora questa apparente ottusità un po’ infantile? Come è possibile? Un posto in cui la parola cazzeggiare assume un significato, e voi, evangelisti, che mi dite che non serve? Voi, precettori del cazzeggio, lo rifiutate? Vi toglie il gusto di trasgredire?
Strano davvero.
Una reazione poco comprensibile dal mio punto di vista.
O forse, no.
Forse che preso dall’entusiasmo della novità sia più l’adulto (io) che il giovane (loro)?
Forse che a forza di voler gli adulti cambiar la scuola, quelli meno pronti a cambiare siano proprio gli studenti? Forse il cambiamento che vorrebbero gli studenti non è sulla stessa lunghezza d’onda di quello auspicato dai grandi? Iniziative percepite come calate dall’alto e non condivise alla base?
Semplice presa di posizione da maturandi che non vedono l’ora di assaporare la libertà universitaria? Capriccio di studenti che vedono cambiare in meglio, quando proprio per loro non c’è più tempo per godersi il cambiamento? Chi disprezza, compra? Forma di ribellione adolescenziale? Immaturità?
Sinceramente, non lo so. Non saprei davvero. Non ho risposte (al massimo altre domande).
Grazie agli evangelisti, però, dovremo cercarle.
Insieme sarebbe l’ideale.
Dove?
Naturale, nella nuova area relax.

Li aspetto al prossimo ri-giro di perlustrazione (perché so che torneranno).
E se vogliono portare anche Luca e Giovanni sfrutteremo i nuovi divani. Quelli colorati, ovviamente.
Non sono morbidi ma rendono morbido il tempo. Ci prenderemo un caffè (rigorosamente dalla macchinetta), allungheremo le gambe e troveremo le risposte.

CP

commenti
  1. Stefano Landolfi ha detto:

    Assolutamente divertente, soprattutto la parte della “libertà universitaria!”… pollici all’insù

    Mi piace

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