L’incontinente

Pubblicato: 15 febbraio 2014 in Articoli

Ore 8.02. Prima ora.
Prof, posso andare in bagno?
Comincia presto la giornata per l’incontinente.
Qualche dubbio sul bisogno fisiologico improvviso c’è, ma come rifiutare? Non sia mai che scappi sul serio. Magari la sveglia non é suonata e ha fatto tutto di corsa per essere puntuale. Nessuno vuole rischiare la chiazza sotto la sedia per questioni di principio. E poi, se fa una cosa veloce, nel frattempo c’è l’appello da fare e il registro da compilare. Primo boccata d’ossigeno … andata.
Ore 8.51. Seconda ora. Nuova lezione.
Prof, posso andare in bagno?
Il prof neoentrato, mentre firma il registro, ignaro della patologia del fanciullo, annuisce distratto. Tanto prima di altri due minuti non comincia, il registro elettronico è una brutta bestia per la generazione abituata a carta e penna. Altro giro, altra corsa.
Ore 9.48. Terza ora. Stessa lezione.
Prof, posso andare a bere velocemente? Fa troppo caldo qui dentro, ho la gola secca.
In effetti il riscaldamento di alcune aule sembra essere tarato su regimi scandinavi, come negare il richiamo della sete? Dopo ben quasi tre ore di religioso silenzio fermo ad ascoltare la lezione, diventa un diritto inalienabile!
La variante B corrisponde più o meno a un attacco di tosse incontenibile improvviso che prevede la domanda già con mezzo busto fuori dalla porta. 
E siamo a tre giri gratis.
Ore 11. Primo intervallo. 10 minuti. Un vero e proprio toccasana. Finalmente il tempo giusto per andare in bagno con tutta calma, fare pipì e pupù, lavarsi bene le mani (per il resto si spera che poi faccia appena tornato a casa), quattro parole con gli amici, un po’ di baccaglio veloce vicino al termosifone e rientrare in classe tonificato e leggero. Macché, solo per le ultime tre attività previste serve almeno anche l’intervallo successivo.
Sul suono della campanella, l’incontinente rientra in classe col fiatone, si avvicina alla cattedra e, implorando sottovoce quasi in lacrime da sforzo simulato di trattenimento: prof, alla macchinetta c’era coda per il caffè e non sono riuscito ad andare in bagno, posso fare un salto velocissimo?
In effetti la macchinetta è al piano sotto, dopo ben due rampe di scale e due lunghi corridoi di un edificio settecentesco, ci può stare. Fai una corsa, intanto gli altri riprendono posto e attenzione. E siamo a quattro.
Quinta ora. Sesta ora. Prostata traballante, esami delle urine imminenti, mani sporcate da penne esplose improvvisamente, ogni scusa è buona per conquistarsi qualche minuto di solitudine. I corridoi e i bagni senza nessuno tra i piedi danno un senso di semilibertà. Almeno una su due riesce ancora a sfangarla.
Ore 12.45. Ultimo intervallo. Altri 10 minuti prima del rush finale. Tempo bagno? Manco a parlarne. Meglio vedere se vicino al termosifone di prima c’è qualcuno che ti aspetta impaziente.
Campanella. Si rientra. Non tutti, però. L’incontinente arriva almeno 2 minuti dopo. Bloccato alla macchinetta? Caduto sulle scale? Svenuto per l’assenza al termosifone?
Prof, mi scusi per il ritardo, ma mi ha trattenuto la prof d’inglese per il bollettino del FIRST; posso fare un salto veloce in bagno che non sono riuscito perché poi la campanella è suonata?
Cause di forza maggiore, a quanto pare. Bloccato dalla prof! Come si fa a dire no? Permesso accordato. L’incontinente ce la fa. Tombola!
Un corpo docenti numeroso come una squadra di rugby.
Almeno due certificazioni linguistiche da conseguire.
Eventi collaterali da non perdere.
Collettivi e affini da organizzare.
Pratiche in segreteria da sbrigare.
Certificati di salute cagionevole pronti all’uso.
Non rimane che aspettare domani. Per ricominciare tutto da capo.
Nella speranza che, almeno a casa, in tarda serata … riesca comodamente a liberarsi la vescica, in paradisiaca tranquillità.
CP
commenti
  1. Aurelia Pusar ha detto:

    I medici raccomandano di non trattenere a lungo l’urina. Va a finire che la prostata arriva al professore e prima ancora si crei qualche infezione. L’intervallo vale anche per i professori…

    Mi piace

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