Consegna a domicilio

Pubblicato: 17 febbraio 2014 in Articoli

Se si pensa al momento della restituzione di un compito scritto e alla procedura solitamente adottata, si potrebbe definire una vera e propria consegna a domicilio.
Se si tratta del tema, poi.
Il prof arriva in classe con il pacco di compiti che, ad uno ad uno, vengono recapitati sul banco dei singoli allievi.
È come quando suona il postino per una raccomandata.
C’è sempre quel momento di attesa in cui si comincia a fantasticare su ciò che potrebbe essere (e cominciano a salire i battiti cardiaci).
Mai un pensiero positivo, ovviamente. Quasi a ricordarci che la coscienza non è mai così pulita come crediamo.
Come minimo sarà una atto giudiziario, una multa inaspettata, una convocazione all’Ufficio Imposte, tasse dimenticate, un controllo a sorpresa dell’INPS, Equitalia in agguato.
Allo stesso modo, nella testa dell’immacolato studente scorrono veloci ipotesi di sopravvivenza (soprattutto per ciò che seguirà dopo: la comunicazione a casa del pacco ricevuto).
E qui comincia la sceneggiata napoletana, che Mario Merola a confronto pare un dilettante.
Santini di Padre Pio che spuntano nel portapenne.
Ripasso mentale delle preghiere imparate al catechismo 10 anni prima (e mai più dette).
Fioretti e voti a  San Giuseppe da Copertino (patrono degli studenti ed esaminandi).
Una più laica mano stritolata alla compagna di banco che, suo malgrado, si ritrova coinvolta in un momento di atroce sofferenza condiviso.
Riti propiziatori pagani aggiornati al XXI secolo.
Postura da combattimento stile finale del Super Bowl, per i cuori impavidi.
Occhio lucido da coccodrillo che non ha ancora mangiato e che sa che non mangerà ancora per una settimana, per i più sensibili.
Mani che coprono il volto simili a quelle del maniaco che viene arrestato e scortato in tribunale sotto i riflettori delle telecamere di tutti i Tg nazionali.
Espressioni allucinate da latitanti di Cosa Nostra caduti in una retata dei ROS.
Sorrisi isterici a 24 denti che potrebbero far da concorrenza a cartelloni pubblicitari della Mentadent.
Stati catartici post apparizione mariana.
Stati catatonici da consumatori abituali di marijuana.
Rumore di cervelli che stanno calcolando tutte le combinazioni numeriche che incideranno sulla media.
Veri e propri calcolatori elettronici di quarta generazione in grado di elaborare tutte le possibilità in un nanosecondo (comprese quelle di fuga all’estero temporanea).
Rumore di mani incontrollabili che sfregano sui pantaloni la tensione che cresce con esposizione geometrica, lasciando aloni di sudore che neanche l’Omino Bianco riuscirà a cancellare.
Rumore di denti che digrignano nervosi e cercano un chewingum che non c’è.
Incroci di pensieri che inchiodano alla sedia in un momento di spasmodica attesa.
Il postino fa la sua consegna.
Ognuno avrà il suo momento di gloria (o i suoi cinque minuti di inferno).
Ognuno avrà il modo di verificare l’efficienza del proprio amuleto.
Ognuno avrà il responso dall’oracolo della propria coscienza.
Compreso il prof.
Già pronto a suonare due volte.
CP
commenti
  1. maria cristina rossetti ha detto:

    bello!

    Mi piace

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