Moto a luogo figurato

Pubblicato: 20 febbraio 2014 in Articoli

Lo scopriamo da piccoli, lo facciamo nostro e non lo abbandoniamo più.
Il complemento che s’impara ancor prima di conoscerne l’esistenza.
Prima ci muoviamo noi, verso luoghi concreti.
Poi cominciamo a far muovere gli altri, verso mete astratte.
Sempre di più.
Fino ad imparare a dirlo … solo con gli occhi.
Si cresce. Comincia la scuola. Gli anni passano. Le occasioni aumentano. E il moto a luogo figurato diventa sempre di più il nostro migliore amico.
Per essere di moto, deve esserci un verbo di movimento.
Non fa una  piega.
Il più immediato? Sicuramente ANDARE.
Ma andare dove? A casa, a teatro, al cinema, allo stadio, a scuola?
Ecco, forse a scuola.
Tu vai a scuola. C’è movimento. Prendi il pullman. Cammini o corri (a seconda del ritardo). Ti sposti dunque verso un luogo concreto, con tanto di campanella, ingresso, muri, cortile, aule corridoi. Insomma, un luogo pronto per essere toccato, disegnato, colorato, fotografato, descritto. Facile facile.
Ma quando il concreto diventa astratto? Le cose si complicano terribilmente.
Com’è possibile?
Luogo concreto (scuola), situazione concreta (interrogazione a sorpresa), personaggi concreti (25 agnelli sacrificali pronti a soccombere sotto la scure dell’estrazione a sorte). Gli occhi del prof che scorrono il registro (ancor più concreto), la voce del prof che esprime la sua scelta (concretissimoalmassimo).
Tutto parrebbe portare a pensare di essere allora fuori strada.
E invece no.
Nel momento di massima tensione, quando anche l’aria diventa solida come un muro di cemento armato, l’astratto prende il sopravvento.
Esplode irruente e silenzioso negli occhi del malcapitato.
Come un fulmine si abbatte. Saetta nell’aria come un sibilo portato dal vento.
E giunge allo sguardo del prof.
Provate voi a disegnare un “ma vaffanculo!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!”
Soprattutto quando il destinatario rimane anonimo.
Soprattutto quando il messaggio arriva senza voce.
I punti esclamativi vengono colti uno per uno, interminabili come la voragine che si sta aprendo sotto la sedia del prescelto.
Una tragedia concreta per un consiglio direzionale del tutto astratto.
Astrattamente astrattissimo.
Spontaneo.
Liberatorio.
Di fronte a tale ribaltamento di prospettiva, vengono a mancare di colpo tutte le coordinate.
Attimi di smarrimento.
Da una parte la morte negli occhi, dall’altra solo più domande.
Altrettanto silenziose.
Da che parte devo andare?
Troverò la strada?
Qualcuno a cui chiedere informazioni?
Ci sarà molto traffico?
Un nodo in gola sale improvviso.
Si prospetta un viaggio lungo e faticoso.
A quanto pare, tutto in discesa.
Senza freni.
Reggeranno le gambe?
Riuscirò ad arrivarci sano e salvo?
Forse ho capito male.
Sì, devo aver per forza capito male.
No. Mi sa che ho capito benissimo.
Sguardi increduli circondano da ogni lato.
Occhi estasiati che inchiodano al muro.
Tutti.
A chiedersi silenziosamente la stessa cosa.
Nello stesso istante.
Arriverà puntuale?
CP

 

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