La Martinica può attendere

Pubblicato: 24 febbraio 2014 in Articoli

Sembra di essere in Martinica.
30 gradi all’ombra delle luci al neon.
Ogni lunedì sera. I Caraibi a portata di mano un giorno alla settimana. Mica male come prospettiva.
Nessuna barriera corallina però. Solo le corsie di una piscina comunale che ricordano il colore delle anemoni di mare.
La trasparenza di un’acqua che fa vedere le piastrelle del fondo. Non fosse per quelle nere, con un po’ di fantasia, potrebbe essere una laguna blu metropolitana.
Il rituale del lunedì sera si ripete sempre uguale, settimana dopo settimana. Nell’attesa di un’estate che sostituirà le piastrelle con sabbia mossa e qualche cefalo stordito sulla strada di casa.
Genitori che accompagnano i propri pargoli al corso di nuoto. Sapendo bene cosa dovranno affrontare.
Arrivano, si siedono. E non si rialzano più fino all’ultimo.
Un’ora di riposo forzato. Sauna gratuita con conseguente rincoglionimento serale anticipato.
Nel corridoio antistante gli spogliatoi l’aria è ancora respirabile, anche se i gradi non scendono mai sotto i 25.
La vera impresa, per il genitore accompagnatore disfatto dalla giornata, è l’ingresso a bordo vasca, sulle tribune che permettono di non perdersi neanche un minuto dei progressi natatori dei futuri eredi.
Una vera e propria missione impossibile, da affrontare spiritualmente preparati. Via il giubbotto ovviamente. Via la maglia. Per qualcuno più emancipato, via pure le scarpe. Una rigorosa manica corta per affrontare la temperatura tropicale che ti attende sorridente. Uno sguardo in giro a cercare tucani che non ci sono, coccodrilli sonnacchiosi o farfalle multicolore.
No, è proprio solo una piscina comunale. La Martinica può attendere.
Niente pesci palla, niente anemoni colorate, anche Nemo sembra essersi perso, forse lesso dalla temperatura dell’aria.
Le prime tre corsie per i futuri “pellegrini” . Poi altre due per il nuoto libero. E l’ultima, proprio davanti a te. Nella corsia che basterebbe allungare un braccio per toccarla, tanta ginnastica a ritmo di musica.
Quello che … Bello, sarà divertente!
Divertente quanto un calcio nelle balle dato da Roberto Carlos.
La musica a palla ti trapana il cervello. Come in discoteca, peccato che siano le sette di sera. Una lunga fila di signore attempate, ragazze sportive e signorine solitarie che si muovono a ritmo di tecno, house e funky. Braccia e gambe a ritmo. Mani che salutano il pubblico presente obbligato ad assistere a manifestazioni di gioia contenuta a stento. Benvenuti alla Baia Imperiale 2, la versione urbana del colle ombroso di Gabicce Mare. Sa tutto molto di Festivalbar anni 90. Manca solo Vittorio Salvetti che presenta le istruttrici in tenuta rossa stile Baywatch. Cento posti a sedere in tribuna e siamo i soliti cinque. Spazio a nostra disposizione per bivaccare nell’attesa. La settimana é solo all’inizio ma il torpore è ancora quello della domenica mattina sotto il piumone con il naso che spunta fuori dal lenzuolo. Un abbiocco tremendo ti assale. L’occhio fa fatica a rimanere aperto, il deflusso dell’energia vitale si fa sempre più intenso. Uno sforzo sovrumano per non cadere nella fase rem. Le palpebre sempre più pesanti cominciano a vacillare. Tutto si annebbia per 50 minuti. Distendi le gambe, appoggi la schiena, lo sguardo perso nel vuoto che ti ricorda la tua gioventù ai giardinetti verso il crepuscolo. Il tempo si dilata, esattamente come i tuoi pori che cominciano a trasudare i grassi superflui. Tutto scorre lento, come le voci di sottofondo che si mescolano alle bracciate pesanti dei natanti.
Solo il volume della musica tecno ti ricorda che sei in via Cecchi, a ottomila chilometri di distanza da spiagge incontaminate e palme piegate verso il mare.
Solo il volume della musica tecno ti ricorda di resistere ancora per altri sette giorni.
Fino alla prossima lezione.
Fino al prossimo lunedì sera.
Quando sarà di nuovo ora di immergerti nel torpore dell’attesa.
Quando, si spera, sarai svegliato da un po’ di reggaeton.
CP
commenti
  1. Aurelia Pusar ha detto:

    Quando Carlo da bimbo stava crescendo velocemente, il dott.Ciancio, un anziano medico della mutua mi disse. Certo signora che non gli farebbe male il nuoto però dato l’ambiente chiuso e umido le consiglio di farlo al mare d’estate all’aperto. Così finì a fare judo. Alla domenica non ha mai fatto compiti, siamo sempre andati in montagna al fine settimana per due giorni. Ora è cambiata l’organizzazzione. Io riuscivo anche a dipingere al mattino prima di andare in ufficio.
    Certamente tutti in famiglia si collaborava alle faccende domestiche. Comunque la prima regola era cercare di avere aria pulita al fine settimana. Ora anche i nipoti delle mie amiche fanno piscina, danza, i campeggi di montagna sono sempre vuoti, persino in estate che è obbligatoria estate ragazzi in città: dove tutti si divertono molto. Le nonne stanno a guardare, forse si stuferanno, forse un giorno gli mancherà l’aria. Non è lontano solo un’ora di macchina per prenderla.
    Vuole solo essere un’altro punto di vista.
    .

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