Sillogismo aristotelico pomeridiano

Pubblicato: 25 febbraio 2014 in Articoli

Ripasso di filosofia. E scuse anticipate agli addetti ai lavori.
Sillogismo aristotelico.
La forma fondamentale di argomentazione logica.
Solo a capirlo ci vuole minimo il diploma. Proviamo allora una strada più semplice.
La base di un ragionamento di senso compiuto. Da due premesse a una conclusione, appunto logica. Tre momenti del pensiero in cui ciò che sta in mezzo determina la deduzione finale.
Sicuramente riduttivo, ma rende l’idea. Se A è uguale a B e B è uguale a C, allora A è uguale a C. Fin qui tutto facile, in apparenza.
Disarmante però, se applicato oltre la porta di un’aula scolastica e affidato alla mente sopraffina degli studenti. Alle tre e mezza del pomeriggio poi … tutto diventa più limpido.
Gli umani (A) tendenzialmente sono gonzi (B), il prof (C)  per natura è gonzo (B), anche il prof (C) è un umano (A).
Lezione pomeridiana. Qualche minuto di anticipo per preparare computer e monitor. Oggi spazio a Corazzini e Gozzano.
Drappelli di allievi appollaiati sui banchi che non vedono l’ora di cominciare. Talmente colpiti dalla presenza del prof che armeggia con la tecnologia che continuano beatamente a immortalarsi a piccoli gruppi. Instagram e Facebook pronti a riceverli.
L’entusiasmo è palpabile, la prima slide campeggia dall’alto: “La poesia crepuscolare”. Nessuno se la fila, come se fosse un poster impolverato lasciato appeso l’anno prima, da predecessori ormai anonimi (forse hanno già capito il crepuscolarismo ancor prima di incominciare).
Mancano pochi secondi alla campanella.
Spunta un paio di occhiali da sole. Rigorosamente, a specchio.  Molto vintage a prima vista. Un tuffo nel passato. Astine in finto metallo. Riflesso che tende all’arancione acceso. Sulle lenti uno strato di qualcosa difficilmente identificabile. Sa tanto di cracia depositata dal tempo, ma meglio non chiedere. Un vero pugno nello stomaco. Da far invidia all’estetica della bruttezza di Umberto Eco. Molto, ma molto cool (occhio alla pronuncia, è inglese).
Un secondo di troppo e la frase è già a metà.
Di chi sono quegli occhiali? Sapete cosa mi ricordano?
Pronto a sfoggiare il riferimento al telefilm degli anni ottanta che incollava alla TV migliaia di adolescenti della mia generazione. Il mitico Poncharello dei Chips che in sella alla sua moto inforcava un paio di occhiali uguali  a quello (forse più puliti), per pattugliare le immense freeway di Los Angeles.
Brusco risveglio dai ricordi del passato. Tutto in una frazione di secondo.
Prof sono inguardabili, se vuole glieli regalo!
La voce è candida, spontanea, stentorea. Il messaggio devastante.
Istantaneo. A, B e C in una frazione di secondo. Tre anni di filosofia messi a segno. Messaggio ricevuto. Non è prevista replica. Nulla da eccepire.
Questi occhiali sono inguardabili, visto che anche lei è inguardabile, allora questi occhiali non possono che essere suoi.
Un omaggio in nome dell’ideale estetico che nascondono.
Dunque, regge.
Occhiali pronti per essere regalati al prof. Unico legittimo proprietario che deve prendere coscienza del fatto che siano suoi. Non lo sapeva un attimo prima, ora lo sa.
Non resta che cominciare la lezione.
La filosofia la conoscono, i crepuscolari faranno il resto.
Tutto molto, ma molto logico.
A dir poco commovente.
Quale immediatezza di pensiero.
Quale prontezza di ragionamento.
Altro che libera associazione di idee.
Aristotele-Freud: 1-0.
E palla al centro.
CP

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