Parole da ritrovare

Pubblicato: 27 febbraio 2014 in Articoli

Io studio, tu studi, noi studiamo, tutti studiano. O almeno dovrebbero.
Chi lo dice convinto, chi per convenienza, chi perché obbligato, chi perché è abituato a usare le parole senza conoscerne il significato, chi perché pur conoscendone il significato se n’è dimenticato.
Eppure, sulla carta, è così. Lo studio dovrebbe occupare gran parte della giornata dello studente, come dell’insegnante.
Sul serio? È proprio così?
Parola decisamente banalizzata, a quanto pare, se si va alla radice.
Stud-ium. Propriamente impulso interno, il tendere con zelo, che filtrato col greco diventa fretta, sollecitudine, diligenza, assiduità. Da qui i suoi significati più comuni: cura, sollecitudine, applicazione della mente a qualche cosa per impararla.
Non interessa però qui la pelle, ma restituirne il cuore.
È l’impulso interno che colpisce. E che non teniamo più in considerazione. Le parole pesano, eccome! Forse per questo tendiamo sempre ad alleggerirle. Per non sentirne la forza di gravità. Quella che potrebbe schiacciarci a terra e farci vivere in orizzontale la nostra esistenza.

Impulso interno. Qualcosa che dunque parte da dentro. In qualche modo connaturato, un seme da coltivare.
Il tendere con zelo. Cioè andare verso qualcosa con dedizione assidua e tenace. Dedizione? Dedicarsi interamente con spirito di sacrificio. Oppure, in alternativa, arrendersi al nemico per capitolazione o per volontaria sottomissione (in entrambi i casi calzante se il nostro nemico è l’insieme di pagine che formano un libro). Quasi quasi c’è da augurarsi di arrendersi in massa. Tutti.
Da questa prospettiva fa quasi paura. Una parola da usare con estrema cautela. Un concetto fin troppo snaturato.
Si legge, si osserva, si ascolta, si scrive, si parla. Ma quando, davvero, si studia? Quando davvero anima e corpo si arrendono con zelo?
Perché vero studium sia, bisogna usare il proprio tempo. Investire sull’invisibile che sentiamo trascorrere. Fare un vero e proprio atto di fede in noi stessi. Scegliere di restare fermi quando tutto si muove intorno.
Ecco, più o meno, è questo il significato di una parola che con le sue sei lettere dovrebbe occupare tutta la nostra esistenza, ma che si riduce nella maggior parte dei casi ad una moda passeggera, che finirà non appena si sentirà il profumo dei soldi e di una libertà d’azione che in realtà ci rende inconsapevoli ostaggi.
Forse ricordarne ogni tanto il significato può aiutarci a ritrovare il vero senso di una libertà che crediamo di avere. Che crediamo a portata di mano, ma che è ancora molto molto lontana.

CP

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