Anche da noi la campanella non c’è (più)

Pubblicato: 25 marzo 2014 in Articoli

Come in Olanda?
Non sia mai.
Quasi un mese senza campanella, ma non si tratta di sperimentazione europea.
Trafila tutta desolatamente nostrana.

La campanella smette all’improvviso di funzionare.
Che si fa?
Si chiama la manutenzione.
La manutenzione arriva (magari non nell’immediato).
E il giorno dopo (al massimo due) la campanella funziona di nuovo.
Semplice, lineare, veloce (si fa per dire).
Questo sulla carta.

Questo perlomeno fino al mese scorso.
Ma la carta a quanto pare è finita in magazzino.
E allora, quasi 30 giorni dopo il silenzio ad ogni cambio d’ora, alcune domande nascono dal profondo inconscio che si risveglia dal torpore d’inizio primavera.
Il ministero, per caso, ha deciso di metterci alla prova e valutare se siamo in grado di autogestirci guardando l’orologio ogni tre per due?
La manutenzione è stata colpita da una forma virale collettiva che le impedisce di intervenire?
Gli studenti si sono messi d’accordo e, a turno, c’è qualcuno che manomette con cotone idrofilo il suono tanto atteso?
Il sistema elettrico che regola l’erogazione dell’energia necessaria al funzionamento è stato asportato da mani ignote e siamo in attesa del pagamento del riscatto?
Sono state sequestrate tutte le campanelle dislocate negli angoli strategici e nei corridoi da un sagrestano disoccupato?
Le stesse campanelle sono scese in sciopero autonomamente, rifiutandosi di suonare quando è ora? Siamo entrati nell’era delle campanelle intelligenti che rivendicano i propri diritti riunite in un sindacato organizzato?
In effetti il lavoro della campanella è decisamente alienante, meriterebbe sicuramente più attenzione.

Oppure gli spiriti burloni dei nostri amati scrittori si stanno prendendo gioco di noi?
Che sia l’ombra del fiero astigiano che si scaglia contro la tirannide del suono metallico?
Che sia lo spettro del baciapile milanese che ci rammenta di affidarci cristianamente alla divina provvidenza?
O è il fantasmino di quel timidone di Recanati che ci ricorda che tanto siamo formiche e prima o poi la campanella cadrà sulla nostra testa, schiacciandoci tutti?
Chissà cosa ne penserebbe l’esule fiorentino o il prescelto d’Abruzzo. Come minimo per il primo saremmo già tutti sommersi nella palude dello Stige, mentre il secondo se ne fregherebbe assai, lui in casa se non sono campane di cattedrale (in vetro di Murano) non ne vuole.

Sia come sia, ma questa assenza di scansione delle ore comincia a essere leggermente un’autentica rottura di maroni.
Ad autogestirci siamo certamente capaci, ma se anche si riparasse quello che non funziona in tempi meno biblici potremmo continuare a definirci europei con maggiore coerenza. E a sentirci sempre meno i soliti italiani che devono arrangiarsi alla bell’e meglio in ogni occasione.

CP

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