PGM (parole geneticamente modificate)

Pubblicato: 10 aprile 2014 in Articoli

C’è qualcuno in grado di indicare quando la parola scartaggi è entrata nell’uso comune dei bambini 2.0?
Quando si giocava a pallone qualche anno (o decennio) fa si diceva scartare. Al massimo, da buoni esterofili quali siamo, dribblare. Giocare a scartaggi no.
Giochiamo a scartarci?
Molto più sonoro e corretto.
Con la variante: giochiamo a scartare? Senza che nessuno avesse  regali di Natale nella cartella che faceva da palo buttata su un prato.
A rigor di logica il sostantivo scartaggio dovrebbe arrivare dal verbo scarteggiare/scartaggiare (o viceversa), ma entrambi non esistono.
Un rapido controllo sui dizionari più diffusi e il dato è certo.

Mentre scartare lo usiamo non solo per giocare a pallone. Per un pacco regalo, per una carta inutile, per un candidato ad una selezione, per un ostacolo, un progetto, un’idea.
L’eventuale scartamento appartiene solo al linguaggio ferroviario, e al massimo è ridotto quando la distanza tra due binari non rispetta le misure standard.
Ancora una volta scartaggi/o risulta di pura fantasia.
Slang da oratorio? Forse.
Una parola a quanto pare venuta fuori da qualche scuola calcio dal lessico dinamico.
O più semplicemente in qualche giardinetto urbano, in cui una partita può durare anche un intero pomeriggio con punteggi da game tennistici.
Che si tratti di neologismo da rettangolo verde è probabile, ma fin quando la parola non entra ufficialmente nei dizionari di lingua italiana, potremmo continuare ad insegnare ai bambini a non dirla.
Così, tanto per ricordarci che le parole hanno un’identità, una storia e un valore.
Nemmeno il Dizionario storico del linguaggio giovanile ci aiuta a trovare la parola incriminata.
Qui non si tratta di parlare come si mangia, ma di tornare a mangiare senza parlare, giusto per riuscire a fare qualcosa senza sovrapporre i nostri neuroni già troppo provati dagli altri mille pensieri in contemporanea.
Non siamo ancora un paese veramente OGM free, ma siamo riusciti ad evitare di fatto gli organismi geneticamente modificati in 13 regioni con qualche provvedimento normativo.
Per evitare le PGM sarebbe tutto più semplice. Basterebbe una più fattibile dieta lessicale.
Senza troppi sforzi dei governi locali.
E la consultazione saltuaria di quel libro impolverato, nascosto nelle nostre case, che si chiama vocabolario.
CP

 

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