Pasqua e annessi, Pasquetta e connessi

Pubblicato: 20 aprile 2014 in Articoli

Con l’arrivo della primavera la casa deve respirare un’aria nuova.
Di generazione in generazione, da tempo immemore, uno spirito di rigenerazione domestica si aggira tra le mura amiche nel periodo pasquale.
Il trauma di un’infanzia passata tra armadi che si aprono e mobili che si spostano rivive anno dopo anno. Anche quando ormai il primo nido familiare si è lasciato da un bel pezzo.
E quello nuovo è stato ormai globalizzato. Un nuovo habitat che, più che un nido, sa tanto di società per azioni.

Una SpA con un unico operaio non specializzato (in nero) e un apprendista co.co.co minorenne part-time, entrambi alle dipendenze di un unico amministratore delegato con pieni poteri (che detiene l’intero pacchetto di maggioranza).
Se poi per manovalanza s’intende un factotum che nel “tempo libero” fa l’insegnante statale e il figlio intraprendente che quando c’è da piantare un chiodo s’improvvisa carpentiere, il periodo pasquale casca a fagiuolo per essere sfruttato in tutta la sua durata. Con derive temporali che possono variare in base alle esigenze aziendali e, possibilmente, con iniziative che passino come spontanee se pur sapientemente teleguidate dall’alto.
Sai, ci sarebbe da fare …
Al terzo giorno di vacanza la resurrezione è in stato avanzato, in netto anticipo sul previsto. Si è riusciti già in titaniche imprese, che ricordano tanto il “quella macchina là devi metterla qua” del MegaSalvi Show di fine anni ottanta.
Problema iniziale: la lavatrice.
Sessanta chili di motore, cestello e componenti ultra tecnologici che decidono di lasciare uno strano olezzo dopo ogni lavaggio, a dieci giorni esatti dalle agognate vacanze.
C’è puzza di acqua stagnante. Che lo scarico non funzioni a dovere?
Prima soluzione: spostamento immediato dell’elettrodomestico nel bagno al piano superiore. Lo scarico funziona meglio, sicuramente non ci sarà più alcun ristagno e il problema si risolverà nel giro di poche ore.
Sono solo le 21, si può fare. Ma solo dopo aver preparato il terreno per il riarredo degli spazi. Un mobile deve andare giù, due devono andare su (e di questi uno può entrare in bagno, l’altro deve trovare una nuova collocazione).
Un gioco da ragazzi, insomma. Soprattutto quando sono stati montati con altezze su misura all’interno di spazi piccoli e per farli uscire (senza smontarli) ci si deve improvvisare degli artisti del Cirque du Soleil con bicipiti da wrestler a stelle e strisce.
21.30, tutto è pronto per il trasferimento finale. Due rampe di scale, con un tornante degno della Cesana-Sestriere, con 60 chili maleodoranti tirati su gradino per gradino, per 17 volte, da una squadra operativa in cui si abbattono le distanze dei ruoli societari.
Risultato: i due bagni assumono una fisionomia diversa, alle 24 ci si può stendere distrutti, l’odore rimane.
Soluzione aggiuntiva: dal giorno dopo, per scongiurare una spesa non preventivata, lavaggi a vuoto con aceto, bicarbonato e affini. 90 gradi a palla. Consigli della nonna, del tecnico e dei forum di massaie letti prima di andare a dormire.
Risultato: l’odore non se ne va.
Non rimane altro che ripiegare sull’inevitabile. Comincia così la ricerca di una lavatrice nuova. Trony, Euronics, Alciati e Mediaworld, spazio alle offerte del momento. Misure, potenza, classe di lavaggio, consumi. Da diventare in 24 ore più esperti di novizi commessi dei grandi magazzini. Dall’acquisto in negozio alla spesa online il risparmio è notevole. Via dunque all’opzione B. Consegna prevista in 48 ore. Ovviamente al portone d’ingresso, tutto il resto è a carico dell’interessato.
Il campo di battaglia, dunque, è da riorganizzare. Di nuovo, tutto da capo.
Ordine di servizio dell’ultimo momento direttamente dall’ufficio del capo: al posto di dare indietro l’usato, perché non tenerlo come riserva da usare ogni tanto? Lasciamolo riposare, forse è solo stanco di tanto sfruttamento, la puzza magari se ne andrà come per miracolo. Che tradotto significa: ciò che tre giorni prima è andato su deve tornare giù e lasciare spazio al nuovo arrivato, che ovviamente deve andare su.
Almeno gli armadi non devono più muoversi. È già un grande passo avanti.
Questa volta però l’amministratore delegato non può partecipare, gli impegni di lavoro lo costringono fuori sede. Ricerca rapida di un nuovo manovale con contratto a progetto per risparmiare sui costi di consegna e installazione. Si evita il colloquio orientativo e si assume telefonicamente il primo della lista, che rassegnato si accontenta di un pagamento a 180 giorni senza contributi, tramutati in un buon caffè e una paca sulla spalla.
Sessanta chili di ferraglia vecchia verso il basso, altri sessanta di ferraglia nuova verso l’alto. Acido lattico garantito per i successivi 15 giorni e due operai di una certa età sfiniti dallo sforzo sovrumano.
Missione compiuta. Restano da collegare i tubi di carico e scarico e può riprendere il solito tran tran. Sperando sempre che l’AD non abbia progetti nuovi al suo rientro.
Nel frattempo: bagno al piano superiore che aspetta da sette anni un arredamento degno di questo nome. Perché non approfittarne?
Sabato mattina tra Leroy Merlin e Ikea. Per la serie, una martellata sui coglioni è più sopportabile.
Specchio, mobiletto, pensili, luci. Trovati, caricati e scaricati. Tutti rigorosamente da montare da zero.
Week-end delle Palme occupato, con tanto di festa di compleanno a cui il biondino non può assolutamente rinunciare.
Risultato: trapano, cacciavite, montaggio e fissaggio con annesso servizio taxi.
Finalmente le vacanze arrivano.
Sai, ci sarebbe ancora …
Altro giro al Leroy Merlin. Altra tappa all’Ikea. Altro martellamento testicolare.
Mensole nuove, un nuovo copriwater molto british, qualche piccolo gadget (altrimenti detto ciapa puer), ma soprattutto la chicca di giornata, una door cover per la porta d’ingresso.
Una cabina telefonica londinese, 90×210, da appiccicare con precisione svizzera dopo aver smontato maniglia, spioncino e blocca porta, richiesta e ottenuta dalla manovalanza dopo giorni di contrattazione sindacale.
Nuovi buchi nel muro, l’ultimo tassello che come al solito non vuole saperne di entrare (eppure il foro è identico agli altri cinque che non hanno dato problemi!), mensole pronte per accogliere libri senza fissa dimora.
A Pasqua non si lavora, qualche piccolo privilegio contrattuale è rimasto. Ma si deve assolutamente finire entro sera. Soprattutto il mega adesivo che richiede una pazienza infinita a microbucare le decine di mini bolle d’aria che inevitabilmente si formano durante l’operazione di fissaggio (probabilmente non proprio fatta a regola d’arte).
Meno male che ci sono altri sette giorni a casa.
L’amministratore delegato ha già fatto l’elenco degli interventi irrinunciabili post Pasquetta.
Manca ancora  il prato. L’erba birichina ha superato di qualche centimetro il limite massimo consentito.
Tavolo, sedie e divano da giardino devono essere tolti con cura dalla serra che li ha protetti dal freddo invernale. Lavati, asciugati e ben disposti. Pronti per il caldo estivo.
Il pavimento esterno che si é visto oscurato dai mobili accatastati nella serra temporanea richiede un intervento immediato. Sgrassatore nella mano sinistra, straccio in quella destra e giù di olio di gomito. Un vero attentato alla zona lombare, per farlo risplendere come nuovo.
I muri che presentano zone d’ombra a causa dello spostamento sotto-sopra dei mobili del bagno aspettano un’indispensabile rinfrescata (per fortuna gli imbianchini l’ultima volta hanno lasciato del colore per i ritocchi).
Le bollette accumulate disordinatamente in un angolo cieco della libreria nello studio devono trovare più appropriata collocazione nell’apposita cartellina rossa insieme a quelle degli ultimi cinque anni.
Nient’altro, al momento. Salvo improvvise illuminazioni da lunedì dell’Angelo.
Arriverà presto il 28.
Il tempo a disposizione finirà inesorabilmente.
Tutto il resto dovrà essere rimandato all’estate.
La manovalanza potrà approfittare del suo “tempo libero” per tornare a lavorare.
Finalmente potrà riposare.
CP
commenti
  1. maria cristina rossetti ha detto:

    Ma no….ma che tristezza… però vale la pena suscitare l’invidia di noi poveri mortali che sbaviamo sulle pagine dei cataloghi ikea!

    Mi piace

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