Sei milioni di insane ragioni

Pubblicato: 24 aprile 2014 in Articoli

anti-testOltre 69.000 iscritti.
Test d’ingresso.
Facoltà di Medicina, Chirurgia e Odontoiatria (ma il discorso può valere anche per tutte le altre con il mitico accesso programmato).
Costi sostenuti solo per l’iscrizione alla roulette russa?
Un centinaio di euro a testa a Torino, Napoli, Vercelli, Salerno.
Solo una decina a Milano Bicocca (dato assai curioso visto che è un’università statale come le altre). Oltre i cento in tutti gli atenei privati (ma qui non stupisce).
Prezzo medio intorno ai 55 a testa.
Totale dell’incasso: sei milioni di euro.
Sei milioni di insane ragioni.

Novità 2014: test anticipato a inizio aprile.
Monti, Letta, Renzi. Tre governi, un unico cuore.
Prima una pensata dell’ex ministro Profumo che, da buon ex-rettore universitario, evidentemente ne sapeva più di noi comuni mortali. Poi una pensata dell’ex ministro Carrozza che, da buon ex-rettore universitario, ha seguito la linea del suo predecessore, ufficializzando le date durante le ultime vacanze natalizie. In ultimo, una pensata dell’attuale ministro Giannini, che da buon ex rettore universitario, ha seguito il corso naturale degli eventi.
Tre ministri in poco più di un anno, un pensiero condiviso. Mai tanta coerenza nella storia dell pubblica istruzione italiana. Mai il ricambio al dicastero aveva visto tale continuità … didattica.
Forse è il caso di preoccuparsi?
Si potrebbe parlare di conflitto d’interessi? Sapere almeno che fine fa il tesoretto delle pre-immatricolazioni?
Eppure chi ha retto fior fior di università dovrebbe sapere almeno due cose.
Primo, un test d’ingresso non sempre seleziona i migliori.
Secondo, un test d’ingresso per essere affrontato bene deve essere preparato altrettanto bene.
Possibile che su un argomento così delicato, che mette in ballo la vita di decine di migliaia di maturandi, tre ministri su tre degli ultimi tre non abbiano battuto ciglio e abbiano tirato dritto come un Frecciarossa?
Possibile che l’unico argomento di discussione sia stato il cosiddetto bonus maturità e a nessuno di lorsignori sia venuto in mente di pensare allo stato di salute psicofisico di studenti alle porte dell’Esame di Stato che hanno un appuntamento così importante da affrontare?
Possibile che non si veda il rischio di far perdere loro entrambe le scommesse?
Un test d’ingresso a sessanta giorni dalla maturità rischia solo di avere due effetti: in caso di successo non si dà più il giusto peso all’esame di giugno; in caso di fallimento si perde del tutto la concentrazione per l’imminente prova.
In un caso e nell’altro difficile vedere i benefici di una scelta politica del genere. La logica dell’anticipare rimane un mistero.
Il punto dolente però è l’idea che sta alla base di una scelta del tutto discutibile. L’idea di selezionare attraverso un test. L’idea di selezionare a priori.
Riuscire a laurearsi è già una selezione naturale in sé. Che sia in medicina, in ingegneria o in scienze politiche, non è una passeggiata. Iscriversi è solo il primo passo verso una meta che non si raggiunge d’ufficio.
Sul numero chiuso bisognerebbe essere un po’ meno ipocriti. E prendere un po’ meno per il culo chi desidera provarci.
La possibilità deve esserci, per chiunque.
Non lo dice forse la nostra Costituzione?
Non si chiama forse diritto allo studio?
Compreso quello di iscriversi dove si vuole?
Certo la Corte Europea per i diritti umani di Strasburgo ha detto chiaramente che i test d’ingresso non violano il diritto allo studio dei non ammessi, che chi viene trombato può sempre iscriversi in qualche altra facoltà e che, pertanto, non sono anticostituzionali.
Strano però che a decidere se qualcosa è anticostituzionale in Italia sia l’Europa e non l’Italia stessa.
Non siamo in grado di farlo da soli? Noi, la patria del diritto da oltre 2000 anni? Fino a prova contraria la nostra Costituzione su questo tema parlava molto chiaro già nel 1948. Ancor più strano è che l’Italia guardi ad una certa Europa solo quando fa comodo. Per proporre il liceo in quattro anni siamo tutti francesi, ma rimaniamo italianissimi quando è ora di difendere il numero chiuso a medicina. O ad altre facoltà universitarie.
Per i cuginetti transalpini la questione è stata risolta così: nessun test, primo anno aperto a tutti, alla fine un concorso di selezione per proseguire gli studi da camice bianco (sa tanto di ghigliottina ma é scontato che medico lo diventi chi davvero lo merita), massimo delle possibilità di provarci, due. Chi non passa, a casa. O meglio, a quel punto trasferimento obbligatorio in un’altra facoltà che non preveda bisturi e stetoscopio.
In un anno c’è tempo eccome per capire chi può fare il dottore e chi il meteorologo. Chi ha scelto per passione e chi perché guarda troppo Grey’s Anatomy.
È davvero impossibile da attuare in Italia?
Non sarebbe una soluzione sufficientemente equa ed “europea” anche questa?
Siamo sempre stati un paese camaleontico, ma ora si stanno raggiungendo vette di professionismo psicopatico.
Sembra il teatrino dell’assurdo.
Pretendiamo di individuare futuri medici motivati non solo attraverso un test che non garantisce nulla (né sulla preparazione né sulla motivazione), ma anche nel bel mezzo dell’ultimo anno di scuola superiore. Il tutto coronato da sei milioni di insane ragioni.
Possibile che nessuno ai piani alti si vergogni? Giusto un po’, tanto per provarci almeno una volta.
Proposta indecente allora.
Per un anno, astensione di massa.
Vedere che faccia fanno senza sei milioni di buone ragioni per farlo.
Sarebbe davvero curioso osservare la reazione. Torinese, milanese, napoletana, romana.
Di colpo, nessun iscritto.
Un danno economico per gli anni successivi che ammonterebbe a centinaia di milioni di euro.
In fondo, in un sistema capitalistico, toccare il nervo scoperto del guadagno potrebbe rivelarsi molto più utile che tante manifestazioni di piazza.
Sì, perché se nessuno si iscrivesse, non ci sarebbero neanche i futuri introiti dei minimo 10 anni di tasse universitarie da pagare. E neppure gli altri milioni dell’indotto.
Una montagna di soldi, persi.
Si potrebbero quasi immaginare le piazze occupate da chi ci perderebbe di tasca propria: editori e autori (i libri costano); operai tessili (i camici costano); professori e ricercatori (gli studenti garantiscono lo stipendio); operai del settore tecnico avanzato (i ferri del mestiere costano); persino i fiorai (una tesi di laurea senza fiori è come una tela senza cornice).
Ancor più curioso se tutti andassero a iscriversi all’estero.
Là, dove studiare medicina non è un miraggio. Magari in Romania, come già sta succedendo adesso per una ristretta minoranza di futuri medici. È pur sempre una scelta europea, no? Qualcuno sostiene che al rientro in Italia ci sarebbero dei problemi per il riconoscimento del titolo, ma sarebbe un controsenso visto che si parla di paesi UE. E poi, chi può dire con certezza che in cotanta Europa si debba per forza rientrare al proprio paesino?
Ci diciamo europei.
Lo insegniamo a scuola.
Ma riusciamo ad esserlo solo part-time.
Quando fa comodo.
Quando ci para il culo.
Quando serve a ripulire il nostro DNA da provinciali.
Quando preferiamo il numero chiuso ma facciamo i porte aperte.
Per sbatterle poi in faccia a chi comincia a crederci.
E non riesce a bussare più forte degli altri.
CP
commenti
  1. Pia ha detto:

    Concordo pienamente con tutto quello che hai scritto. La penso così da quando sono state istituite le prove d’ingresso. Aggiungo anche un altro particolare di non poca importanza: chi sceglie quei diabolici test? Qualche mese fa viene da me una nostra allieva e mi fa vedere un libriccino che dovrebbe aiutarla a prepararsi al test di Architettura: professoressa, guardi il programma di Storia dell’Arte, ma devo sapere tutto? In effetti c’è tutto. Tutto lo scibile umano, in versione bignami, sui temi di architettura, pittura, scultura e design. Ma non sarà compito dell’università preparare (e dico preparare, perchè neanche l’università è esaustiva) agli approfondimenti?

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  2. Pia ha detto:

    Inoltre, per parlare dei rimpasti. Esperienza vissuta in famiglia. Mio figlio non passa il test di Biotecnologie (facoltà alla quale ci teneva tantissimo, inutile dirlo), s’iscrive a Biologia e incomincia a seguire le lezioni in questa facoltà. Arriva notizia che è rientrato nelle liste di Biotecnologie (forse qualcuno si è ritirato? forse qualcuno – con tanti soldi – prova più test facendo impazzire il calderone delle immissioni?).
    Com’è finita? Mio figlio continua a fare Biologia…

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  3. Aurelia Pusar ha detto:

    Una domanda qualsiasi allo stato, prevede carta semplice, è previsto l’uso del bollo in caso d’uso. (impugnatura legale).
    La tassa d’esame non credo sia prevista, in quanto dovrebbe essere adeguata anche a tutti i concorsi banditi dalle Istituzioni dello Stato, adesioni che vengono raccolti attualmente con semplice mail, vedi Ministero degli Interni, esercito e polizia
    Occorre avere il numero e la data del DL applicato a Torino per valutarne l’applicazione e la destinazione del “tesoretto”..

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