Ed è 42

Pubblicato: 29 aprile 2014 in Articoli

fotoNumero sfenico, scarsamente totiente e pentadecagonale (non c’ho capito un cazzo, ma d’effetto per l’attacco).
Numero atomico del molibdeno (idem come sopra).
Pane per chimici e matematici, dieta ferrea per me.
Ipotizzando di poter piegare per 42 volte un foglio abbastanza largo, si otterrebbe una pila alta fino alla Luna. Infatti, se si considera uno spessore di 0,09 mm, si raggiungerebbe un’altezza di 0,09 mm * 2^42 = 395.824 km. E pure gli astronomi accontentati.
Papale papale da Wikipedia (mi fido come Ray Charles, ciecamente).
La cosa si fa interessante.

Quarantadue, dunque.
Come i capitoli della Vita Nuova di Dante (da orgasmo letterario).
Come le generazioni tra Abramo e Gesù nel Vangelo secondo Matteo (da estasi mistica).
Come i chilometri della maratona (da massaggio cardiaco assicurato).
Come il numero dei territori nel Risiko (da esperti di strategia militare).
Come le ore che dorme Giulietta in Romeo e Giulietta (da fanatici di Shakespeare).
Come le immagini nell’edizione originale di Alice nel Paese delle Meraviglie  (da fanatici di Carroll).
Come la risposta alla domanda fondamentale sulla vita, l’universo e tutto quanto nella saga di Douglas Adams della Guida galattica per gli autostoppisti (da amanti dei Level 42, che si ispirarono alla trilogia nella scelta del nome). L’autore, dopo 14 anni di interpretazioni soloniche altrui del mitico 42, dopo l’intervento di intellettualoidi, filosofi zen, apocalittici e amministratori di condominio precari che si sbizzarrirono in rappresentazioni binarie, calcoli in base tredici e spiegazioni da monaci tibetani, dichiarò beatamente di averlo scelto, come direbbe Cicerone, ad mentulam canis (per la traduzione sforzare le meningi).
Era il ’79 quando Adams buttò lì il numero a muzzo, ma ancora nel 2011 qualcuno ci credeva. Alla domanda Qual è il senso della vita? Siri, l’assistente vocale di Apple presente su iPhone e iPad, nella sua versione inglese rispondeva: 42!
A questo punto, considerato l’alto valore catartico, misterico ed esoterico del numero, c’è da aver un certo timore ad affrontarlo senza fissare sulla carta un rapido bilancio.
Visto però che non sono Marina Ripa di Meana, escluderei il romanzo autobiografico sui miei primi quarant’anni. Lo leggerebbero i miei genitori (forse), e qualche allievo dalla curiosità morbosa. Per il resto calma piatta, anche perché non ho il fisico di Carol Alt, che nell’omonimo film dell’87 si presentava nuda su uno yacht lunghissimo, vestita solo di una lunga collana che copriva – ahimè – collo e ombelico. Scena memorabile. Ma soprattutto toccante, per un quindicenne alla scoperta dell’(auto)erotismo.
Al massimo potrei puntare su un breve racconto di un giro con un tanga leopardato, gentilmente regalatomi da colleghi burloni per il Natale 2000, quando ero ancora alle prime armi in un professionale di periferia e i simpatici umoristi si presentarono in classe con un pacchetto a nome “del preside”, da aprire … immediatamente.
Oppure limitarmi al giochino del come.
Quarantadue.
Come il numero trovato ad aspettarmi oggi in classe nel primo pomeriggio.
Due sagome di cera accese su una crostata di marmellata.
A ricordarmi che ne vale la pena.
Ancora una volta.
CP

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