Aggiornamento zen

Pubblicato: 21 maggio 2014 in Articoli

zazen60 minuti.
Un’ora di fracassamento di palle.
Ininterrotto.
Un suono che perfora nauseabondo timpano, martello e tuba di  Eustachio (compresi quelli di chi non si lava le orecchie da almeno tre mesi).
Una sirena acuta che ti penetra nella testa e continua a trapanare anche quando smette.
60 minuti.
Da rincoglionire.
Tutto comincia con una normalissima prova di evacuazione.
Lo prevede la legge.
Lo prevede il buon senso.

Tutto segue procedure ormai abbastanza metabolizzate (la medaglia al valore va ai più piccini, sempre i più pronti a imparare e ricordare).
Scatta l’allarme, tutti sanno cosa fare, dove andare, cosa aspettare, come uscire, quando rientrare.
Per tutta la durata dell’abbandono dell’edificio, ovviamente, il suono accompagna i movimenti di chi (come i più grandi) ripassa mentalmente che cazzo fare.
È tutto ovvio, studiato, preparato, già provato, scontato, accettato, giustificato.
C’é un momento però in cui tutto diventa tremendamente terrificante.
Ed è quando, mentre tutti cominciano a rientrare ordinatamente ai propri posti, comincia a prendere forma il maggiore degli incubi.
L’allarme antincendio non si spegne più.
Incantato.
Continuo.
Straripante.
Tutto continua a lampeggiare.
Tutto continua a vibrare.
Sembra una nave aliena che si rifiuta di atterrare sul pianeta Terra.
Da un momento all’altro ti aspetti ET che cerca il telefono per chiamare casa.
Sopraggiunge il gota della prevenzione incendi interna.
Colleghi predisposti a gestire l’emergenza (comprese simulazioni).
Arriva pure il megaistruttoregeneralecapo che sa tutto di tutto (compreso il funzionamento tecnico dei segnalatori acustici).
Nessuno dei presenti ha la più pallida idea del come spegnere.
Non c’è un semplice tasto OFF.
Il libretto delle istruzioni viene sviscerato tutto (comprese le pagine in lingue extra-europee – non sia mai che ci siano indicazioni mancanti nella parte italiana).
Non si trova nulla.
Non si trova la causa, il principio primo, il motivo.
Tutti sono rientrati, ma il suono perforante perseguita in ogni dove.
Probabilmente c’è qualcosa che non è stato previsto: l’imperscrutabile volontà autonoma di un allarme evidentemente offeso da troppo silenzio forzato.
La macchina si ribella all’uomo.
Prima o poi doveva capitare.
Ora si sta prendendo la sua rivincita.
Diventa una guerra di nervi.
Di chi sopporta stoicamente il suono perforante.
Di chi cerca disperatamente di mettere una pezza all’imponderabile.
60 minuti.
Tondi, tondi.
Con uno strascico di prove ulteriori di funzionamento una volta trovato l’inghippo.
60 minuti dopo.
Tondi tondi.
Si memorizza la procedura per fregare l’allarme la prossima volta che farà i capricci.
I commenti si sprecano.
La pazienza viene messa a dura prova, ma, come qualcuno suggerisce tra i corridoi, meglio così. Meglio quando è solo una prova. Un suono trapanante durante eventuali operazioni (vere) di salvataggio potrebbe essere un ostacolo mica da ridere.
Rimane però un fatto.
Che lascerà la sua eco nel ricordo di tutti i presenti.
60 minuti ininterrotti di sirena fracasserebbero timpani (e coglioni) anche a un monaco tibetano.
CP
commenti
  1. pia ha detto:

    Ma cosa peggiore è venire a sapere che. qualche giovane imbecille ha manomesso qualche dispositivo di allarme durante la evacuazione. C’è voluta un`ora per scoprire quali dispositivi erano su più di cento dislocati in tutto il grande edificio. Insomma è stata una giornata vissuta all`insegna dell`imbecillita`.

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    • pusar Aurelia ha detto:

      Mi ricorda la mostra TORINO SOTTO LE BOMBE, il dispositivo non so quanto durava, seguito dal fracasso delle bombe e dagli edifici in macerie, le persone ed i valori si sono salvati ad emergenze nei rifugi sotterranei, sotto elezioni diventa tutto possibile, sopratutto l’imbeccillità o qualche dose di fumo per ricompensa. Pensare ad un’emergenza come un terremoto o un’alluvione, è comunque neccessaria una pur minima organizzazione. Come pensionata ENEL potrei pensare che si poteva togliere la corrente all’edificio, come un comune momento di mancamento della corrente, i dispositivi di solito perdono la formattazione e bisogna reimpostarli. In corso regina nel nostro grattacielo, facevamo le prove ogni anno, alla fine era prevista l’interruzione della corrente.
      .

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