Quando l’autore diventa un amico

Pubblicato: 21 maggio 2014 in Articoli

UngarettiHo visto cose che voi umani non potete neanche immaginare.
No, non è Blade Runner.
Semplicemente il momento del tema.
Alla fine della quinta.
Maturità alle porte.
Neuroni che cominciano a fare brutti scherzi.
Sinapsi che si fondono nella materia grigia indistinta.

Cinque anni.
Cinque anni di di passione.
Bruciati per eccesso di creatività.
Gli occhi strabuzzano.
La vista si annebbia.
La memoria vacilla.
Comincia il delirio.
Che si trasforma in attesa.
Tutto assume contorni indefiniti.
Tutto diventa stroboscopico.
Tutto riecheggia d’ilarità.
Ed ecco entrare in scena la creatività.
Che con una penna in mano regala attimi di assoluta eternità.
Questione di vocali. Maledetta acca muta. Che non si fa sentire. Lo fa apposta e mette alla prova l’equilibrio mentale.
Scivola la penna, scivola e non si ferma.
Incide sulla carta le stimmate di una vita.
S’illumina d’immenso.
E Ungaretti diventa … UNGHERETTI.
Il prof si contorce sulla sedia.
Boccheggia e non riprende fiato.
C’è bisogno di un intervento immediato.
Lapsus?
Raptus improvviso?
Paralisi di indice e pollice temporanea?
Cosa può essere successo di così inaspettato?
La risposta poche righe più avanti.
Tanto per non essere fraintesi, meglio scriverlo un altro paio di volte.
Perché sia chiaro che il prof sbaglia, che il libro sbaglia, che tutto il mondo sbaglia.
Verba volant, scripta manent, ammonivano i padri.
E non per dirci che è meglio scrivere ciò che vogliamo che non sia dimenticato, ma proprio per metterci sull’avviso che bisogna essere prudenti quando si scrive. Bisogna pensarci bene. Perché, una volta scritte, le parole diventano macigni.
Forse già ai tempi di Cristo qualcuno era riuscito a far diventare Augustus … ANGUSTUS (garantendosi la perpetua presa per il culo degli amici più sensibili).
Sia come sia, una cosa è certa.
Il senso d’amicizia, oggi come allora, si fonda sempre su solide basi di comprensione e condivisione del dolore.
Ci sarà il tempo per l’oblio (forse) e il perdono.
Ma per ora è scattato il totoesame.
Chissà chi sarà il prescelto?
Colui che per sei ore occuperà le pagine dell’ultimo tema.
Il più importante di tutti.
Un autore inglese? Si scrive Montale, ma si legge Monteil?
Un autore arabo? Si scrive Saba, o con l’acca finale come Sarah?
Un autore francese? Si scrive Manzoni, ma si legge Manzonì?
Oppure, il mitico Ungheretti? Che tanto si scrive come viene viene?
CP

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