È un lavoro da uomini

Pubblicato: 29 ottobre 2014 in Articoli

anni settantaCosì dice mia moglie.
Ma ho un viscerale bisogno di capire.
Perché le donne (in particolare le amorevoli consorti) si ricordano a fasi alterne le conquiste del femminismo?
Perché per i lavori di casa diurni esiste la parità, la par condicio nei compiti, i diritti sacrosanti al riposo, e a determinati orari tutto il resto diventa un “lavoro da uomini”?
Perché prima del tramonto o nei paraggi dell’alba si dimenticano di colpo tutte le proprie rivendicazioni sociali?
Perché se la macchina improvvisamente rimane senza benzina, se inaspettatamente rimane sepolta da una nevicata, se il terribile ghiaccio si è impossessato del parabrezza, chi esce di casa e parte in missione deve essere per forza il maschio?
E tutte le belle parole, i cortei e gli scioperi?
Tutta la sudata parità, figlia di anni di lotte, battaglie e conquiste pagate a caro prezzo?
Un femminismo part-time … a quanto pare.

Quando il motore si ferma, chi scende a spingere?
Quando c’è qualcosa da raddrizzare, avvitare, fissare o sturare, chi si trasforma in idraulico, elettricista e carpentiere?
Quando la caldaia va in blocco in pieno inverno alle cinque del mattino, chi esce sul balcone a far finta di capirci qualcosa?
Quando il cruscotto s’illumina come un albero di Natale, chi trova il tempo per l’elettrauto?
Quando la bolletta è da pagare, chi si fa un’ora di coda in posta?
Quando l’assegno è da versare, a chi tocca la coda allo sportello?
E quando il figlio è da scarrozzare nel fine settimana (perché giustamente ha diritto anche lui al suo tempo libero), chi diventa autista e maggiordomo?
Quando vino, olio e conserve – che stanno regolarmente almeno tre piani sotto di te – diventano indispensabili per la buona riuscita della cena, a chi tocca scendere in cantina (regolarmente dopo esserci appena stato per posare gli scatoloni con il superfluo della casa?)
Quando è ora di spostare mobili (per un’accurata pulizia), montare mobili (per quel necessario tocco in più), e smontare mobili (per quell’indispensabile rinnovamento), a chi tocca?
E quando le valige sono da caricare in macchina? Quando sono da scaricare? Chi si fa tre, quattro giri casa-garage, rischiando ogni volta un’ernia del disco impazzita?
La sentenza del capomastro è sempre la stessa.
Un lavoro da uomini.
Non fa una grinza.

Non me ne voglia il popolo rosa. Si scherza ovviamente.
Un po’ di sana ironia. Niente drammi, per carità.
È pur sempre un atto d’amore passare dai ventidue gradi del focolare domestico ai meno cinque con il raschietto in mano!
Non me ne voglia il mio dolce amministratore delegato.
Così pieno di idee, da non farmi stare mai fermo.
Così saggio da sapere quando arriva l’ora della meritata pausa.
Così magnanimo da concedere l’uscita anticipata.
Quel momento in cui il cazzeggio è sacrosanto per tutti, in cui il divano ti accoglie sorridente.
Quel momento della giornata in cui le scarpe sono un lontano ricordo, la tutona morbida e calda ti accarezza le gambe stanche e la felpa due taglie più grande ti abbraccia davanti a un pezzo di TV.
Il momento che aspetti da quando sei uscito di casa 13-14 ore prima.
Il momento in cui, prima di tutto questo, naturalmente … devi uscire a fare il pieno.

CP

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