Corrispondenza d’amorosi sensi

Pubblicato: 2 dicembre 2014 in Articoli

ninnanannaFai la ninna fai la nanna/bimbo d’oro della mamma. Un evergreen di generazioni di genitori alle prime armi.

Un motivo così interiorizzato da un paio di prodi maturandi, da farlo diventare azione (e reazione).
Certo, l’argomento è ostico. Mancano ancora un centinaio di versi per finire il viaggio tra i sepolcri foscoliani e la presenza costante della morte può conciliare il sonno eterno. L’ora poi non aiuta, visto che la pausa pranzo è dietro l’angolo con il suo meritato riposo ad un passo.
Trovarsi però di fronte a due cuccioli di opossum, che dormono beatamente nel bel mezzo della lezione, può mettere a dura prova anche i prof più scafati.
Le reazioni più scontate sono due: quella violenta (da secchio d’acqua gelata sulla faccia, con qualche improperio semiurlato e conseguente nota sul registro tanto per bilanciare la punizione) e quella – diciamo così – di natura accademica (e chi ha assistito a qualche lezione universitaria può intenderlo bene, soprattutto se ha ridato l’esame un paio di volte per essere stato un po’ troppo spavaldo davanti al prof che parla).
Ma perché dover per forza rientrare sempre negli schemi?

C’è sempre un piano B che funziona anche da C e D. In fondo la nostra è la generazione cresciuta con l’A-Team e MacGyver.
Perché infierire malamente su chi è – ormai da più di un quarto d’ora – con le spalle al muro, vinto dal richiamo ammaliante di Morfeo?
L’imprevedibilità della natura umana è anche questa. E non si può certo pensare che sia un piano studiato a tavolino per non farsi beccare.
È talmente plateale la scena che si para di fronte agli occhi, che si potrebbe quasi parlare di presunzione d’innocenza.
Braccia conserte appoggiate sul banco a fare da cuscino, testa comodamente adagiata sui morbidi avambracci rilassati, inclinazione del volto in direzione cattedra. Uno vicino all’altro, contagiati dallo stesso destino.
Il tutto, come se non bastasse, in un aula in cui, compreso il prof, stando strettini si arriva a 15!
Una strategia a dir poco imbarazzante.
Il sonno è in piena fase rem.
Molto probabilmente qualche sogno proibito si sta materializzando sotto le palpebre innocenti. La testa si sposta leggermente per assecondare la dimensione onirica, e la classe ovviamente se ne è accorta da almeno cinque minuti. Pubblico involontario di una scena che passerà agli annali dell’aneddotica post matura.
I primi sguardi complici delle compagne del primo banco si muovono furtivi, qualche risatina smorzata si libera silenziosa in seconda fila, tutti increduli che il docente non se ne accorga e non intervenga.
Non sembra vero: tutto sta succedendo a due metri dal prof, che imperturbabile prosegue in piedi la lezione.
Va bene la trance agonistica da spiegazione, ma possibile che non dica una beata mazza?
Tranquilli, si tratta solo di priorità.
Prima il piacere … e poi il dovere!
Quella cattivona della campanella suona e le palpebre si schiudono in un torpore ancora più evidente.
Dormito bene?
Riposato a sufficienza?
Per la prossima volta portate la parafrasi dei Sepolcri scritta a mano, in bella grafia e su foglio protocollo.
Duecentonovanticinque versi di uno dei poeti più difficili della letteratura italiana dovrebbero bastare a far tornare le energie da qui a fine anno.
Di proprio pugno (o scaricati e copiati) sanno ancora accendere a egregie cose il forte animo degli assonnati.
CP
commenti
  1. Eugenia ha detto:

    Ahahahaha, pensi se avesse fatto qualcosa di avvincente come l’incipit de “I vicerè” che strage!

    Mi piace

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