Bruchi e farfalle

Pubblicato: 8 dicembre 2014 in Articoli

Teatro Carignano di TorinoMetamorfosi. Nessun altra parola è più indicata.
Senza ombra di dubbio.
Mancan solo la zucca e i topolini e la favola prenderebbe vita.
Tu che disfatto é già tanto se riesci a passare da casa a darti una rinfrescata veloce, e loro che svestita la maschera del mattino si trasformano in modelli per la notte.
L’occasione è di quelle importanti: si va a teatro.
Una tradizione che si ripete di anno in anno, secondo procedure ormai consolidate.
Rigorosamente di venerdì sera, puntualmente nel teatro storico più bello del cuore di Torino, ovviamente per uno spettacolo che “se si fa anche poi nel programma, bene; altrimenti, bene lo stesso”.

Il teatro per le scuole del mattino – nessuno la prenda male – non si avvicina neanche minimamente all’atmosfera della luce soffusa dai lampioni di piazza Carignano che accoglie i nipotini di Cavour di fronte al primo parlamento italiano.
Il teatro per le scuole del mattino – per quanto professionale e organizzato – non potrà mai regalare il contatto con i protagonisti più importanti dei palcoscenici italiani. Non potrà mai far vivere l’emozione di un paio d’ore appollaiati intorno al palco reale, in un tripudio d’oro, legno intarsiato e velluto rosso.
E poi è risaputo: il teatro al mattino assicura il pienone perché significa tre ore in meno di scuola; quello alla sera non garantisce il tutto esaurito ma assicura una libera scelta.
Gli ingredienti allora ci sono tutti, per l’apoteosi estetica finale.
Papillon, cravatte, vestiti da sera, tacco variabile tra l’8 e il 12, camicia bianca fresca di tintoria, mocassino tirato a lucido, cappotto scuro da gran galà, borsettine mignon perfettamente abbinate. Tutto eventualmente preso in prestito da genitori o amici più o meno della stessa taglia, tutto entusiasticamente tirato fuori per l’occasione.
Capelli pettinatissimi, stirati, arricciati, lavati, rimodellati, rigenerati.
Architetture ricercate con l’aiuto del phon, del gel, della lacca e di pinze sapientemente nascoste alla base dell’impalcatura.
Trucco leggerissimo e litri di profumo primaverile anche in pieno autunno.
Volti e corpi rivoluzionati per un giro in società.
Uno spettacolo incredibile per occhi abituati a pantaloni a vita bassa, sneakers che camminano da sole e maglie puntualmente stropicciate.
Una metamorfosi collettiva. Decine di bruchi che diventano farfalle, prima che il sipario si apra.
Quelli che poche ore prime sembravano scappati di casa in piena esplosione ormonale si presentano tirati a lucido neanche fosse la prima de La Scala.
Certo, qualche raccomandazione da vecchio decrepito sulla necessità di un abbigliamento consono, al mattino, si dà sempre, ma mai ci si aspetterebbe una palingenesi di tale portata. Tutti prendono posto, senza urlare, educatamente, in totale tranquillità, ordinatamente e con una rapidità mai vista in contesti diurni. Con gli occhi sgranati, stupefatti da tanta bellezza, liberi di godersi la serata in posti assegnati casualmente, finalmente trattati da grandi. Nel teatro dei grandi.
Magia dell’arte drammatica, indubbiamente. E di una scuola che, nonostante la balconata, si fa sempre in platea.

CP

commenti
  1. pusar aurelia ha detto:

    Bellissimo, un quadro

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  2. Pia ha detto:

    E il marito della prof che dice “Io me lo sogno allo Zerboni”

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  3. nevia pusar ha detto:

    Quando la metamorfosi riesce, direi che e’ già un bel risultato!

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