Il giocoliere

Pubblicato: 8 dicembre 2014 in Articoli

aranciaLo chiameremo il giocoliere.
Solo perché al femminile gli indizi diventerebbero schiaccianti.
Ma questa storia ha tinte profondamente rosa.
Protagoniste assolute: due ignare arance nelle abili mani di un estemporaneo circense.
Tempo: la tarda mattinata, quando il rincoglionimento da ultima ora della mattina entra nel vivo.
Location: un’aula scarsamente illuminata da un sole di cui si conosce l’esistenza solo perché si è intravisto la settimana prima.
Setting: una discussione animata tra prof e allievi, di quelle che ogni tanto sostituiscono la lezione regolare in momenti di massimo sconforto.
Proprio quando il confronto raggiunge l’apice del pathos, le arance cominciano a ondeggiare.
Prima lentamente, seguendo traiettorie quasi invisibili ognuna sulla mano di partenza. Poi sempre più frenetiche disegnando palleggi rasoterra che si fanno sempre più distanti sul piano del banco. Le mani diventano un tutt’uno in un movimento cadenzato e ripetitivo.
Il confronto si accende e il gioco diventa costante.

Batte A, risponde B. Preciso preciso. Alla Federer-Nadal. Uno scambio infinito senza terra rossa in sottofondo.
Sa tanto di quel vecchio videogioco anni ottanta, in cui una povera pallina fluttuava sullo schermo in bianco e nero sbattuta a destra e sinistra da due stanghette verticali.
Questa volta però i colori sono nitidi.
L’arancione accarezza il panna del banco ad ogni ribattuta delle mani.
Batte B, risponde A.
Colpo su colpo, riuscendo nel frattempo a parlare, animarsi, ragionare, rispondere.
Le mani si muovono sotto, la testa del tutto autonoma in alto.
È lampante la superiorità della generazione digitale. A forza di velocità e immediatezza, si portano avanti contemporaneamente movimenti del corpo e dei neuroni a regimi che sfidano la fisica quantistica.
Quasi spiazzante per chi è sempre stato abituato prima a pensare, poi a parlare e, in ultimo, eventualmente agire. Una cosa alla volta (recitava la mamma). Rigorosamente.
Tempi andati.
Ora la sincronizzazione è da Guinness dei Primati: si viaggia a velocità calibrate indipendenti. La cadenza delle parole è più rapida del palleggio, ma è tutto è tremendamente normale. Come avere due metronomi mentali separati e autonomi: uno per le mani e l’altro per la bocca.
C’è da rimanerne incantati se non fosse che il luogo non é propriamente il locus amoenus così tanto idealizzato da secoli di letteratura.
Il giocoliere non fa una piega.
Batte A, risponde B.
Le arance fluttuano indifferenti, parti integranti del discorso.
Evoluzione della specie, a quanto pare. Nativi digitali che parlano, scrivono senza guardare la tastiera del telefono, nel frattempo studiano o ripassano, giocano, ridono e piangono, ascoltano musica, sistemano i capelli, rifanno il maquillage, ballano, riposano, amano e soffrono.
Tutto in una volta. Contemporaneamente. Un’intera vita di esperienze che si fondono in un’unico momento. Ripetuto all’infinito.
Play, Pause, Stop, Rewind e Forward in un unico tasto.

CP

commenti
  1. pusar aurelia ha detto:

    La nonna del una cosa per volta, nota nel nipotino una velocità della luce nell’apprendere qualsiasi insegnamento. Deve essere calcolato per non più di dieci minuti, dopo non è più di suo interesse. Come gestire le nuove generazioni?

    Mi piace

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