Pro memoria

Pubblicato: 22 marzo 2015 in Articoli

PagelleFine quadrimestre. Consegna delle pagelle.
Il momento più atteso, per molti.
Catartico, per pochi.
Agghiacciante, per alcuni.
Per tutti – prof compresi – un primo bilancio da mettere nella cassaforte dei ricordi. Sì, perché dal preciso istante in cui avviene la consegna brevi manu di quel pezzo di carta ricco di numeri (talvolta simile a una schedina del totocalcio), tutto si azzera. Si riparte da capo, una nuova pagina del diario accoglie le nuove valutazioni, che tutti in cuor proprio sperano più alte di quelle appena ottenute. Nuovi numeri che segneranno il futuro estivo (e del ménage familiare) nei successivi quattro mesi.
Un tempo, il rito della consegna era rigorosamente gestito dalle delicate mani e dalla saggia voce del Preside. Entrava in classe, tutti scattavano sull’attenti e cominciava il commento ad personam, foglio dopo foglio, rigorosamente con voce stentorea.
Oggi, l’incombenza invece è affidata alla mitica figura del coordinatore di classe, il fortunello che oltre a consegnar “documenti di valutazione” si occupa di tutta la gestione burocratica, comunitaria e anche un po’ metafisica della classe (una sorta di pungiball istituzionalizzato che per una miseria in più in busta paga si accolla tutte le seghe mentali di colleghi, allievi e familiari allegati).
La pagella di fine quadrimestre, però, prevede anche un secondo momento, quello più delicato e rischioso di tutti: la riconsegna del documento firmato da un genitore (o da chi ne fa le veci). E qui le strategie per riuscire a rispettare i tempi burocratici diventano davvero creative. Conoscendo i polli che per qualche giorno saranno custodi della preziosa pergamena, meglio un’indicazione chiara e inequivocabile. Un po’ di sano terrorismo psicologico, per evitare di perdere la sacra reliquia. Il primo che non rispetta i tempi sarà destinato al supplizio di Tantalo, vita natural durante. La riconsegna tassativa dopo sette giorni dovrebbe permettere di superare con comodità qualsiasi imprevisto per garantirsi la fatidica firma di chi comanda in casa (c’è tutto il tempo necessario, infatti, per inventare le scuse più plausibili che giustifichino eventuali numeri inaspettati).
Un piano ben congegnato dopo tutto, frutto dell’esperienza di anni di coordinamento, che permette di non rincorrere allievi smemorati alla ricerca della pagella perduta.
Eppure: c’è sempre un eppure.
Per quanta attenzione e impegno si profonda nel rispettare le consegne, c’è sempre chi riesce ad essere più avanti degli altri. Chi da solo è avanguardia di se stesso. L’inspiegabile incombe.
Una, due, tre, quattro … siamo quasi al traguardo … tredici, quattordici, quindici …
Due! Ne mancano due!
L’incubo prende forma, a due passi dal traguardo.
Dovevano essere 17! Un numero che è tutto un programma, visto che la scadenza cade di venerdì.
Due volti, che sanno molto di ultima tappa della via Crucis, spuntano dal basso cercando compassione e invocando pietosamente il perdono. Il tempo si ferma per un istante; il cielo si oscura e la vista si annebbia.
Ne mancano solo due in fondo, ma non due qualsiasi. Proprio quelle che mai ti aspetteresti, le due più insospettabili: quelle delle rappresentanti di classe. Dopo mesi di onorato servizio, frutto di un’impeccabile organizzazione svizzera (e di una campagna elettorale costruita su promesse rispettate), ci si inciampa sulla più banale delle bucce di banana.
Le pagelle non si trovano più! Erano proprio lì, a portata di mano, pronte per la riconsegna con una bella firma in calce, pronte per tornare all’ovile (e non uscirne più).
E invece … sparite, smaterializzate, polverizzate all’improvviso. Semplicemente svanite.
Un sequestro lampo di qualche folletto burlone? Un complotto dei Puffi ben pianificato?
Uno scherzo degli dei dell’Olimpo? Un’amnesia improvvisa? Un esperimento di teletrasporto sfuggito di mano?
Le ipotesi più suggestive prendono forma nella testa affranta delle due malcapitate, ma le uniche parole che prendono vita sono di altra natura.
Prof, ci sono tutte, ma proprio tutte … tranne le nostre! Abbiamo raccolto le altre, inseguito i compagni più distratti, controllato costantemente i tempi di tutti, ammonito e pregato, contato e ricontato, ma mancano le nostre.
Non lo abbiamo fatto apposta! Giurin, giuretto, parola di lupetto!
Nonostante gli sforzi sovrumani di rimanere impassibili, trapela chiaramente il nervosismo dettato dall’evidente imbarazzo. In altro contesto le parole sarebbero sicuramente più colorite e gergali, rasenterebbero la blasfemia chiamando in causa angeli e madonne, ma il momento impone autocontrollo zen, trascendenza applicata. È impensabile che proprio le rappresentanti di classe possano toppare così ingenuamente.
La rielezione per l’anno successivo è a rischio. La presa per il culo per il futuro garantita. La figura di merda istantanea certa.
Che fare?
Non rimane che appellarsi alla clemenza della corte. Sfoderare il miglior sorriso possibile e i più efficaci occhi da cane bastonato. Sperare nella comprensione del prof e nella misericordia divina. Appellarsi ai santo patrono degli studenti (che sarà sveglio a quell’ora!).
Certo, nell’era delle pagelle online, ristamparne una copia, riportarla a casa, farla firmare nuovamente, riportarla a scuola come se fosse il Sacro Graal e consegnarla al prof (questa volta per davvero)… sarebbe un gioco da ragazzi. Meglio però un sano stimolo all’attenzione, tanto da far rimanere lo stimma della memoria, quello che ad ogni consegna futura farà scattare il pensiero immediato al passato. Quello che ci ricorda di colpo che siamo tutti umani.
In fondo, si può puntare su qualche giorno di sano purgatorio e una temporanea corona di spine. Poi – che nessuno provi più a lamentarsi della tecnologia – basta recarsi in segreteria didattica. Senza un database che in pochi istanti risolve il problema, non solo le balde rappresentanti avrebbero portato a termine la salita al Golgota, ma avrebbero anche perso la straordinaria possibilità di tornare a casa, sorridere a trentadue denti, sfoderare lo sguardo più persuasivo possibile e spiegare per filo e per segno ai genitori il perché di una seconda firma su un documento che si credeva già archiviato.

CP

commenti
  1. Pusar Aurelia ha detto:

    La gimcana che finisce al primo turno

    Mi piace

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