Il prof di lettere del terzo millennio

Pubblicato: 2 aprile 2015 in Articoli

Fisico bestialeIl prof di lettere del terzo millennio appartiene a una specie protetta. Decenni passati a rincorrere le esigenze dell’immaginario collettivo, per poi diventare un abile trasformista. Da intellettuale un po’ sciatto, sinistroide e perennemente assorto nel suo splendido isolamento, a uomo immagine delle nuove frontiere del sapere, tutte velocità, tecnologia e piacere degli occhi. Proprio lui che, da strenuo difensore dell’otium latino, aveva fatto della lentezza (e dell’estetica del brutto) un valore.
Per il prof del terzo millennio, la mente – forte delle sue certezze – può ancora permettersi di andare piano (e lontano), ma rigorosamente in un corpo che stia al passo coi tempi. Dopo tutto, mens sana in corpore sano si ripete ancora, ci si crede, si fa tradurre. Il prof di lettere del terzo millennio, però, non può pretendere di trasmetterlo sul serio, se poi si riduce a una larva di tricheco agli ultimi giorni di gravidanza.
Non c’è scusa che tenga: non basta lo studio matto e disperatissimo, non basta l’allenamento mentale. Ci vuole anche un fisico bestiale.

Il prof di lettere del terzo millennio deve tenersi aggiornato anche in questo: far prendere un po’ di polvere ai suoi preziosi libri e buttarsi un po’ di più nella cura del corpo. Con coerenza, tenacia e spirito di sopportazione . È già un esemplare in via d’estinzione così come è messo, figuriamoci rimanesse ancorato alle foto in bianco e nero con la faccia da funerale, una scopa ficcata nel culo e la cipolla penzolante su prominenze ben coperte da giacche avvolgenti o maglioni di due taglie più grandi! All’immagine dell’intellettuale  un po’ slavato, barba incolta, camicia trasandata, pantalone di fustagno e giornale rigorosamente ripiegato nella giacca consumata, deve sostituire un’iconografia pubblica leggermente più comprensibile dall’adolescente contemporaneo.
Il prof di lettere del terzo millennio chatta, twitta, logga e posta. C’ha lo smartphone e il tablet. Legge gli e-book. Scarica e condivide. Scrive mail e partecipa a forum di discussione. In una parola, si è evoluto (o è stato geneticamente modificato) in homo informaticus.
Una metamorfosi dalle conseguenze inevitabili anche sul rapporto con il proprio corpo.
Il prof di lettere del terzo millennio deve preoccuparsi di mantenere un aspetto gradevole, un’immagine tonica, una linea accettabile in un mondo che ha travisato il concetto di armonia delle forme. Soprattutto quando il pubblico a cui si rivolge comincia ad avere una differenza d’età che si avvicina all’era geologica.
Il prof di lettere del terzo millennio non può permettersi di presentarsi come l’uomo di Neanderthal di fronte all’homo sapiens che gli siede di fronte. Soprattutto quando le maniglie dell’amore cominciano a spuntare sopra la cintura, e l’unica giacca di velluto a coste in grado di coprirle dignitosamente è religiosamente rinchiusa dentro l’armadio dagli anni novanta del secolo precedente (antitarme nelle tasche incluse).
Quando la tenuta da lavoro è composta da sneakers, jeans, maglietta e felpa con cappuccio (con la variante elegante della polo e di un maglioncino scollato a V), al prof di lettere del terzo millennio non rimane che ripiegare sulla fatica fisica che prevenga il deterioramento fisico anticipato. Non rimane che dedicarsi con titanico spirito d’iniziativa al contenimento della curva del benessere (sempre più vistosa in zona addominale e quasi inesistente nel suo conto corrente).
Quando giovanile e sportivo sostituiscono inesorabilmente giovane e atletico, non rimane che investire sulla manutenzione programmata di un fisico che comincia a non rispondere in tempo reale a tutte le aspettative. La zona lombare comincia a non reggere il sovrappeso della vita sedentaria, l’acido lattico straborda come sugo all’amatriciana, le giunture ossee crepitano come tizzoni nel camino e i capelli imbiancano come brina mattutina.

Diventa dunque necessario fare scelte importanti, ma con i mezzi a propria disposizione. Da insegnanti statali non si può certo puntare su attività aristocratiche come il golf o l’equitazione. Farebbero molto bene alla tenuta cerebrale (per non parlare della ricaduta ristrutturante sul proprio corpo), ma sono impensabili. Neppure attività molto trendy quali la palestra (con allegato personal trainer) o il tennis al circolo della Stampa sono a portata di tasche tenute costantemente vuote da diaboliche pensate ministeriali Si può tentare con qualche dopolavoro a tariffe agevolate, ma bisogna avere come minimo qualche parente o amico che lavori per aziende che lo offrono ai propri dipendenti. Il prof del terzo millennio (che si tratti di lettere o altro) non merita un dopolavoro e iniziative affini, non merita tariffe convenzionate con centri sportivi periferici. Come non merita agevolazioni economiche per la sua formazione.

Non merita un cazzo, diciamocelo.
Che si arrangi per conto suo.
Che si dedichi alla corsa campestre o ad attività più proletarie che prevedono la condivisione della spesa finale.
Che trovi altri 15 disperati, disponibili a correre dietro un pallone (usato). Altri 15 che lottano contro gli effetti inesorabili del tempo che scorre impietoso. E che per un’ora alla settimana tenti con coraggio di evitare l’intervento del 118 dopo i primi dieci minuti di corsa a perdifiato.
Che si aggreghi, quando è fortunato, alle iniziative della scuola per andare a sciare qualche giorno (o più semplicemente sfrutti i suoi colleghi di educazione fisica partecipando ai tornei interni).
Che tonifichi le gambe e potenzi le sue capacità aerobiche con lunghe camminate per accompagnare i ragazzi in gita.
Che rassodi i glutei rimanendo in piedi per ore (ché star seduto dietro la cattedra sa di vecchio).
E che magari, prostrandosi in silenziosa preghiera, ringrazi per tutto questo. Senza un allenamento ponderato e continuativo, manco col doping arriverebbe alla pensione sano e salvo! Un bel deambulatore per gli ultimi collegi docenti non glielo eviterebbe nessuno.
Un grazie di cuore, dunque.
Grazie a chi, senza volerlo, permette al prof di lettere del terzo millennio di mantenersi in forma. E anche a chi, poi, riesce a cogliere tutto questo, motivando i suoi sforzi con parole penetranti.
Grazie a chi, di fronte al prof di lettere del terzo millennio che preserva il suo aspetto umano con impegno e fatica, si rivela più acuto della massa ed è pronto a dimostrare capacità di giudizio all’avanguardia. A chi, incuriosito, ti chiede cosa fai nella vita. A chi, sentendosi rispondere l’insegnante, immancabilmente – squadrandoti da testa a piedi – ribatte con sicurezza: di ginnastica?

Quasi quasi è arrivato il momento di cercare quella giacca di velluto nell’armadio. Togliere l’antitarme dalle tasche. Darle una spolverata veloce. E passare in edicola per non perdere l’edizione della notte.

CP

commenti
  1. Pusar Aurelia ha detto:

    In ogni era ne abbiamo uno, per fortuna è sopravvisuto anche nel terzo millennio IL PROF DI LETTERE, è una razza TOSTA

    Mi piace

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